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(nuovo fuori tema, di nuovo No MUOS… e sono anche appena tornato in Sicilia, per la precisione al fantastico Vallone delle Pezze, proprio a due passi da Ragusa)

filavaracne:

da ragusa alla val susa senza catene 

si parte e si torna insieme

GENTE STRANA POSSE feat BONNOT_dalla valle all’isola

(via storiedilottediamore)

Source: filavaracne

    • #ragusa
    • #val di susa
    • #sicilia
    • #no muos
    • #no tav
  • 1 month ago > filavaracne
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Avevo promesso di tornare ad aggiornare regolarmente il blog, ma non di smettere coi post fuori tema… e per il movimento No MUOS faccio sempre un’eccezione.
Domani, giovedì 21 febbraio, è in programma una mobilitazione generale “per ricordare che questa terra è NOSTRA e non si tocca”.
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Avevo promesso di tornare ad aggiornare regolarmente il blog, ma non di smettere coi post fuori tema… e per il movimento No MUOS faccio sempre un’eccezione.

Domani, giovedì 21 febbraio, è in programma una mobilitazione generale “per ricordare che questa terra è NOSTRA e non si tocca”.

    • #no muos
    • #sicilia
  • 2 months ago
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Continuando (spero ancora per poco) la serie di post fuori argomento, eccone un altro relativo alla campagna No MUOS: un tour di serate informative in varie città del nord Italia e che si concluderà a Roma.
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Continuando (spero ancora per poco) la serie di post fuori argomento, eccone un altro relativo alla campagna No MUOS: un tour di serate informative in varie città del nord Italia e che si concluderà a Roma.

Source: nomuos.info

    • #no muos
    • #sicilia
    • #earth liberation
    • #human liberation
  • 3 months ago
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Interrompiamo le normali trasmissioni di “esco alla prossima” per un ospite d’eccezione: Enzo, il mio amico anche lui autostoppista antispecista, ha infatti scritto sul suo blog il resoconto di un vegabondaggio siculo, dovuto a un’ottima motivazione, e io sono ben contento di riportarlo anche qui.
Tre giorni contro il M.U.O.S.
Saputo dell’assemblea di tre giorni del 7, 8 e 9 settembre contro l’installazione delle antenne del sistema M.U.O.S. all’interno di un parco di importanza internazionale, reduce della Carovana in Romania, decisi di avventurarmi nello stile di “esco alla prossima” e quindi in autostop alla volta di Niscemi. Quindi saltata la data del sette come partenza per motivi di lavoro, la mattina dell’otto accompagnato dalla mia amica Veronica che mi ha gentilmente lasciato all’altezza della “zona industriale” di Caltanissetta per iniziare a cercare passaggio alla volta di Gela e poi per Niscemi. Da A>B: Il mio primo passaggio mi è stato gentilemente concesso da Angelo, che stava tornando a Pietraperzia di ritorno dal lavoro di vigile del fuoco alla locale caserma di Caltanissetta. Durante il viaggio ho informato lo stesso dei motivi del mio viaggetto in direzione della base militare statunitense NTRF N8 di Niscemi, di cui la difesa U.S.A. vorrebbe amplificare la portata della potenza nella trasmissione di dati militari inquinando il nostro territorio già pesantemente provato. Abbiamo parlato anche di chi sono e cosa faccio a Caltanissetta. Mi ha lasciato sulla strada, per permettermi poi di continuare a chiedere passaggi nella strada da cui usciva poi lo svincolo che ho percorso a piedi. Da B>C: Qui invece si è fermato Salvatore, lavoratore della Sicurtransport, nonchè guardia venatoria (la Sicurtransport ha l’appalto della vigilanza venatoria), nonché cacciatore… Aveva proprio la macchina da guardia venatoria e diciamo che l’argomento di discussione si è quindi rapidamente spostato sulla questione attuale del calendario venatorio in Sicilia che è stato rigettatto da tutte le associazione ambientaliste e animaliste locali a cui il Tar ha dato ultimamente pure ragione. Ho spiegato in maniera stranamente non accesa :-) la mia idea sul fatto che la caccia, benché sia anche condotta seguendo tutte le regole imposte, sia una attività assolutamente deprecabile, che inquina l’ambiente e rovina l’equilbrio della fauna selvatica. Da C>D: Salvatore in ogni modo è stato gentile e mi ha lasciato in un punto comodo, entrando pure nello svincolo del bivio “Judeca”, dove qui questa volta mi han gentilemente caricato una coppia di anziani ma ancora giovani con il loro bellissimo pulmino. Pasquale e Giuseppina i loro nomi, due ardenti ma simpatici religiosi orginari di Genova, da 16 anni trapiantati in Sicilia, dove affermano di, in queste magnifiche colline, aver incontrato Dio… Qui proprio non ce l’ho fatta a illustrare le mie idee sul perché non è molto furbo credere nel creatore, anche perché Pasquale per tutto il viaggio ha parlato ininterrotamente della Bibbia, e del come il Sabato sia un giorno davvero particolare, non lavorare e in cui si debba essere gentili con tutti, ecc. ecc. Mi hanno elogiato per la mia partecipazione al movimento contro il M.U.O.S., invitandomi ad essere più che pacifista, pacificatore. Devo dire, riflessione personale, che dopo la Romania, sto rivalutando enormemente le persone DAVVERO religiose, sono sempre dei passaggi molto tranquilli e sereni, difatti loro hanno pure allungato di un bel po’ di kilometri per lasciarmi in un punto migliore per la mia direzione, benedicendomi più volte :-D! Da D>E: Qui è la volta di un mio omonimo nonché amico di mio zio Pino. Enzo lavora all’Enichem di Gela, stessa fabbrica da cui da poco si è messo in pensione appunto mio zio, ed è stato un piacevolissimo passaggio. Si è parlato di veganismo e ovviamente di petrolio! Di come l’Enichem di Gela anche detto “Anice” sia ormai a ridottissima produzione e forse prossimo alla chiusura, dato che l’Eni vuole investire in altri paesi dove vi sono minori legislazioni ambientali (parlava del Kazakhstan…). Poverini! Dopo aver avvelenato un intera zona costieria e zone limitrofe (tra cui anche la povera Niscemi), adesso se ne vanno perché non possono più avvelenarci in tutta tranquillità… Da E>F: I gentili autositter di questo passaggio invece sono Andrea e Giuseppe, due giovani niscemesi di ritorno da Gela. Si è parlato durante il percorso dei motivi del mio viaggio, e del mio ultimo viaggio in Romania in autostop. La loro visione del M.U.O.S. rispecchia quella tipica arrendistica siciliana: “Tantu poi su sempri iddi ca cumannanu” (tanto sono sempre loro che decidono). Incuriositi dal mio modo di viaggiare, uno di loro si è rammaricato di non aver fatto autostop in Polonia quando questa estate aveva bisogno di fare un spostamento in vacanza proprio lì, dopo che appunto per caso ho spiegato come quella sia proprio una terra di autostoppisti. Li ho rincontrati poi la sera sul Belvedere di Niscemi durante il concerto di cui parlerò dopo :-). Da F>G: Arrivato dentro Niscemi è la volta di Pamela che deve aver subito intuito con il mio zaino in spalla dove volessi andare e dove effettivamente stava andando anche lei. Mi ha portato direttamente al bellissimo campeggio NO MUOS dove ho incontrato e subito riconosciuto anche Giancarlo, incontrato al Vallone delle Pezze a fine luglio. All’interno del campeggio apprendo che durante la notte si è tenuto un cacerolazo  davanti l’entrata della base, nel cui sono intervenute le forse dell’ordine probabilmente allertate dai militari u.s.a. Nel pomeriggio insieme ad altri attivisti contro il Muos siamo andati a vedere di persona la situazione della costruzione delle mega-antenne come dimostra questo mio video, in cui si vedono bene le parabole di oltre diciotto metri di diametro, ovviamente paradossalmente “eco-friendly” e cioè pitturate color cielo, e il magnifico dintorno del parco naturale.  Dopo aver quindi tutti constatato purtroppo realmente che il progetto di queste armi di morte create dalla Lockheed Martin e aziende consociate finanziate dal Pentagono era purtroppo già in fase avanzata qui a Niscemi, ci siam diretti al centro di Niscemi per assistere ad uno spettacolo del “Teatro dell’Oppresso” realizzato da alcuni bravissimi attori nelle parte degli Oppressori (il capitano della base u.s.a. e svariati ruffian* locali loro) e da reali altri improvvisati interlocutori niscemesi nella parte degli Oppressi. Dopo una grandiosa pasta, aglio e peperoncino che ho improvvisato per me a casa del gentilissimo Giancarlo, ci siam diretti al Belvedere di Niscemi ad assistere al bellissimo concerto offerto dagli “Small Town” e da una band locale sempre per sostenere il NO secco al Muos, in cui si è dato al lungo e generalizzato pogo degli spettatori presenti, alla faccia della musica discotecara che proveniva da un vicino locale alla piazzetta. Il giorno dopo c’è stata una partecipata e lunga assemblea di tutti i comitati del coordinamento No Muos all’aperto all’ombra degli ulivi in cui si sono discussi i più svariati argomenti. Nel pomeriggio son tornato con Pamela che dato che doveva tornare a Palermo mi ha dato uno strappo nuovamente per Caltanissetta :-). L’appuntamento è adesso per il 6 di ottobre per la prima manifestazione nazionale contro il MUOS.  No Muos ora, sempre e ovunque! Enzo. Ps: E’ notizia purtroppo di pochi giorni fa che sono arrivati 17 avvisi di garanzia dalla questura di Caltanissetta agli attivisti del NoMuos, identificati nella notte dell’otto settembre. Qui il comunicato di risposta del Coordinamento.
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Interrompiamo le normali trasmissioni di “esco alla prossima” per un ospite d’eccezione: Enzo, il mio amico anche lui autostoppista antispecista, ha infatti scritto sul suo blog il resoconto di un vegabondaggio siculo, dovuto a un’ottima motivazione, e io sono ben contento di riportarlo anche qui.

Tre giorni contro il M.U.O.S.

Saputo dell’assemblea di tre giorni del 7, 8 e 9 settembre contro l’installazione delle antenne del sistema M.U.O.S. all’interno di un parco di importanza internazionale, reduce della Carovana in Romania, decisi di avventurarmi nello stile di “esco alla prossima” e quindi in autostop alla volta di Niscemi. Quindi saltata la data del sette come partenza per motivi di lavoro, la mattina dell’otto accompagnato dalla mia amica Veronica che mi ha gentilmente lasciato all’altezza della “zona industriale” di Caltanissetta per iniziare a cercare passaggio alla volta di Gela e poi per Niscemi.

Da A>B: Il mio primo passaggio mi è stato gentilemente concesso da Angelo, che stava tornando a Pietraperzia di ritorno dal lavoro di vigile del fuoco alla locale caserma di Caltanissetta. Durante il viaggio ho informato lo stesso dei motivi del mio viaggetto in direzione della base militare statunitense NTRF N8 di Niscemi, di cui la difesa U.S.A. vorrebbe amplificare la portata della potenza nella trasmissione di dati militari inquinando il nostro territorio già pesantemente provato. Abbiamo parlato anche di chi sono e cosa faccio a Caltanissetta. Mi ha lasciato sulla strada, per permettermi poi di continuare a chiedere passaggi nella strada da cui usciva poi lo svincolo che ho percorso a piedi.

Da B>C: Qui invece si è fermato Salvatore, lavoratore della Sicurtransport, nonchè guardia venatoria (la Sicurtransport ha l’appalto della vigilanza venatoria), nonché cacciatore… Aveva proprio la macchina da guardia venatoria e diciamo che l’argomento di discussione si è quindi rapidamente spostato sulla questione attuale del calendario venatorio in Sicilia che è stato rigettatto da tutte le associazione ambientaliste e animaliste locali a cui il Tar ha dato ultimamente pure ragione. Ho spiegato in maniera stranamente non accesa :-) la mia idea sul fatto che la caccia, benché sia anche condotta seguendo tutte le regole imposte, sia una attività assolutamente deprecabile, che inquina l’ambiente e rovina l’equilbrio della fauna selvatica.

Da C>D: Salvatore in ogni modo è stato gentile e mi ha lasciato in un punto comodo, entrando pure nello svincolo del bivio “Judeca”, dove qui questa volta mi han gentilemente caricato una coppia di anziani ma ancora giovani con il loro bellissimo pulmino. Pasquale e Giuseppina i loro nomi, due ardenti ma simpatici religiosi orginari di Genova, da 16 anni trapiantati in Sicilia, dove affermano di, in queste magnifiche colline, aver incontrato Dio… Qui proprio non ce l’ho fatta a illustrare le mie idee sul perché non è molto furbo credere nel creatore, anche perché Pasquale per tutto il viaggio ha parlato ininterrotamente della Bibbia, e del come il Sabato sia un giorno davvero particolare, non lavorare e in cui si debba essere gentili con tutti, ecc. ecc. Mi hanno elogiato per la mia partecipazione al movimento contro il M.U.O.S., invitandomi ad essere più che pacifista, pacificatore. Devo dire, riflessione personale, che dopo la Romania, sto rivalutando enormemente le persone DAVVERO religiose, sono sempre dei passaggi molto tranquilli e sereni, difatti loro hanno pure allungato di un bel po’ di kilometri per lasciarmi in un punto migliore per la mia direzione, benedicendomi più volte :-D!

Da D>E: Qui è la volta di un mio omonimo nonché amico di mio zio Pino. Enzo lavora all’Enichem di Gela, stessa fabbrica da cui da poco si è messo in pensione appunto mio zio, ed è stato un piacevolissimo passaggio. Si è parlato di veganismo e ovviamente di petrolio! Di come l’Enichem di Gela anche detto “Anice” sia ormai a ridottissima produzione e forse prossimo alla chiusura, dato che l’Eni vuole investire in altri paesi dove vi sono minori legislazioni ambientali (parlava del Kazakhstan…). Poverini! Dopo aver avvelenato un intera zona costieria e zone limitrofe (tra cui anche la povera Niscemi), adesso se ne vanno perché non possono più avvelenarci in tutta tranquillità…

Da E>F: I gentili autositter di questo passaggio invece sono Andrea e Giuseppe, due giovani niscemesi di ritorno da Gela. Si è parlato durante il percorso dei motivi del mio viaggio, e del mio ultimo viaggio in Romania in autostop. La loro visione del M.U.O.S. rispecchia quella tipica arrendistica siciliana: “Tantu poi su sempri iddi ca cumannanu” (tanto sono sempre loro che decidono). Incuriositi dal mio modo di viaggiare, uno di loro si è rammaricato di non aver fatto autostop in Polonia quando questa estate aveva bisogno di fare un spostamento in vacanza proprio lì, dopo che appunto per caso ho spiegato come quella sia proprio una terra di autostoppisti. Li ho rincontrati poi la sera sul Belvedere di Niscemi durante il concerto di cui parlerò dopo :-).

Da F>G: Arrivato dentro Niscemi è la volta di Pamela che deve aver subito intuito con il mio zaino in spalla dove volessi andare e dove effettivamente stava andando anche lei. Mi ha portato direttamente al bellissimo campeggio NO MUOS dove ho incontrato e subito riconosciuto anche Giancarlo, incontrato al Vallone delle Pezze a fine luglio.

All’interno del campeggio apprendo che durante la notte si è tenuto un cacerolazo davanti l’entrata della base, nel cui sono intervenute le forse dell’ordine probabilmente allertate dai militari u.s.a.

Nel pomeriggio insieme ad altri attivisti contro il Muos siamo andati a vedere di persona la situazione della costruzione delle mega-antenne come dimostra questo mio video, in cui si vedono bene le parabole di oltre diciotto metri di diametro, ovviamente paradossalmente “eco-friendly” e cioè pitturate color cielo, e il magnifico dintorno del parco naturale.

Dopo aver quindi tutti constatato purtroppo realmente che il progetto di queste armi di morte create dalla Lockheed Martin e aziende consociate finanziate dal Pentagono era purtroppo già in fase avanzata qui a Niscemi, ci siam diretti al centro di Niscemi per assistere ad uno spettacolo del “Teatro dell’Oppresso” realizzato da alcuni bravissimi attori nelle parte degli Oppressori (il capitano della base u.s.a. e svariati ruffian* locali loro) e da reali altri improvvisati interlocutori niscemesi nella parte degli Oppressi.

Dopo una grandiosa pasta, aglio e peperoncino che ho improvvisato per me a casa del gentilissimo Giancarlo, ci siam diretti al Belvedere di Niscemi ad assistere al bellissimo concerto offerto dagli “Small Town” e da una band locale sempre per sostenere il NO secco al Muos, in cui si è dato al lungo e generalizzato pogo degli spettatori presenti, alla faccia della musica discotecara che proveniva da un vicino locale alla piazzetta.

Il giorno dopo c’è stata una partecipata e lunga assemblea di tutti i comitati del coordinamento No Muos all’aperto all’ombra degli ulivi in cui si sono discussi i più svariati argomenti.

Nel pomeriggio son tornato con Pamela che dato che doveva tornare a Palermo mi ha dato uno strappo nuovamente per Caltanissetta :-).

L’appuntamento è adesso per il 6 di ottobre per la prima manifestazione nazionale contro il MUOS.

No Muos ora, sempre e ovunque!

Enzo.

Ps: E’ notizia purtroppo di pochi giorni fa che sono arrivati 17 avvisi di garanzia dalla questura di Caltanissetta agli attivisti del NoMuos, identificati nella notte dell’otto settembre. Qui il comunicato di risposta del Coordinamento.

    • #vegabondaggi
    • #sicilia
    • #ospiti
    • #no muos
    • #hitchhiking
    • #autostop
  • 7 months ago
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Le luci dell’isola natia si allontanano nella notte mentre i flutti cullavano la mia partenza… (insomma, Messina di notte fotografata dal traghetto durante questo vegabondaggio).
Zoom Info
Le luci dell’isola natia si allontanano nella notte mentre i flutti cullavano la mia partenza… (insomma, Messina di notte fotografata dal traghetto durante questo vegabondaggio).
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Le luci dell’isola natia si allontanano nella notte mentre i flutti cullavano la mia partenza… (insomma, Messina di notte fotografata dal traghetto durante questo vegabondaggio).

    • #2012.07.30
    • #sicilia
  • 9 months ago
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30 luglio 2012, da Caltanissetta a Roma.
Circa 930 km percorsi in meno di 12 ore: partenza alle 17 e qualcosa, arrivo poco prima delle 5 del mattino successivo.
Il giorno dopo esser tornato insieme a Enzo dal Vallone delle Pezze - compiendo questo tragitto in direzione contraria - ho approfittato del fatto che i miei genitori e il mio altrettanto amato Ciro sarebbero tornati al loro campeggio [cfr. qui] per avere un primo passaggio particolarmente comodo, fino all’imbarco dei traghetti Messina - Villa San Giovanni [tragitto A-B].
Il passaggio successivo - trovato dopo circa una mezz’ora di attesa - è stato altrettanto comodo, dato che Domenico detto Mimmo e Francesco detto Ciccio, due distinti autostoppisti-in-gioventù di Castel di Judica (tra Enna e Catania), stavano andando proprio a Roma, precisamente alla Federazione Italiana Badminton, a ritirare i tappetini-campo per praticare tale sport (che, ho scoperto, è uno dei più diffusi al mondo, soprattutto in Asia) poiché Mimmo è un insegnante di educazione fisica, oltre che un appassionato di giocoleria; mentre Ciccio invece è un musicista di pianobar professionista.
Il viaggio notturno si è svolto, in completo relax e senza parlare di granché [a parte un accenno al veganismo in seguito alla doverosa sosta alla gasolinera Frascineto Est], col mio zaino a prendere il fresco nel vano di carico del pick-up, e io e Ciccio a sonnecchiare mentre Mimmo guidava… finché, giunti ormai alle porte di Roma, un piccolo malfunzionamento del motore ha leggermente rallentato l’andatura, facendo saltare la proposta dei due di accompagnarmi fino alla mia meta.
Cosa che in ogni caso avrebbe creato loro non poche difficoltà, dato che erano ormai in preda alla classica sindrome (a suo tempo ci passai anch’io) del provinciale che, sbalzato nella grande metropoli, non può che affidarsi al navigatore satellitare, salvo poi avere serie difficoltà a seguirne le indicazioni…
Comunque, in un modo o nell’altro siamo arrivati alla loro destinazione e, dopo averli salutati, grazie alla prima corsa mattutina del tram 2 dell’ATAC ho raggiunto la stazione metro Flaminio, dove un provvidenziale tornello aperto mi ha permesso di prendere la Metro fino a Termini e da lì a Garbatella.
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30 luglio 2012, da Caltanissetta a Roma.

Circa 930 km percorsi in meno di 12 ore: partenza alle 17 e qualcosa, arrivo poco prima delle 5 del mattino successivo.

Il giorno dopo esser tornato insieme a Enzo dal Vallone delle Pezze - compiendo questo tragitto in direzione contraria - ho approfittato del fatto che i miei genitori e il mio altrettanto amato Ciro sarebbero tornati al loro campeggio [cfr. qui] per avere un primo passaggio particolarmente comodo, fino all’imbarco dei traghetti Messina - Villa San Giovanni [tragitto A-B].

Il passaggio successivo - trovato dopo circa una mezz’ora di attesa - è stato altrettanto comodo, dato che Domenico detto Mimmo e Francesco detto Ciccio, due distinti autostoppisti-in-gioventù di Castel di Judica (tra Enna e Catania), stavano andando proprio a Roma, precisamente alla Federazione Italiana Badminton, a ritirare i tappetini-campo per praticare tale sport (che, ho scoperto, è uno dei più diffusi al mondo, soprattutto in Asia) poiché Mimmo è un insegnante di educazione fisica, oltre che un appassionato di giocoleria; mentre Ciccio invece è un musicista di pianobar professionista.

Il viaggio notturno si è svolto, in completo relax e senza parlare di granché [a parte un accenno al veganismo in seguito alla doverosa sosta alla gasolinera Frascineto Est], col mio zaino a prendere il fresco nel vano di carico del pick-up, e io e Ciccio a sonnecchiare mentre Mimmo guidava… finché, giunti ormai alle porte di Roma, un piccolo malfunzionamento del motore ha leggermente rallentato l’andatura, facendo saltare la proposta dei due di accompagnarmi fino alla mia meta.

Cosa che in ogni caso avrebbe creato loro non poche difficoltà, dato che erano ormai in preda alla classica sindrome (a suo tempo ci passai anch’io) del provinciale che, sbalzato nella grande metropoli, non può che affidarsi al navigatore satellitare, salvo poi avere serie difficoltà a seguirne le indicazioni…

Comunque, in un modo o nell’altro siamo arrivati alla loro destinazione e, dopo averli salutati, grazie alla prima corsa mattutina del tram 2 dell’ATAC ho raggiunto la stazione metro Flaminio, dove un provvidenziale tornello aperto mi ha permesso di prendere la Metro fino a Termini e da lì a Garbatella.

Source: goo.gl

    • #2012.07.30
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  • 9 months ago
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27 luglio 2012, da Caltanissetta al Vallone delle Pezze (Ragusa Ibla).
140 km percorsi in circa 2 ore. Questo vegabondaggio è stato compiuto, anziché in autostop come al solito, con l’auto (che ho anche guidato per metà del tragitto) del mio amico Enzo; insieme a noi sono venuti la più volte qui nominata Alessandra e il mio compagno canino Ciro. Buona parte del percorso ha ricalcato lo stesso tragitto compiuto nel primo dei 100 giorni di vegabondaggi recentemente conclusisi.
La nostra meta è stata il Vallone delle Pezze, la meravigliosa sede del progetto di permacultura che Alessandra e il suo compagno Ruben portano avanti insieme a Filip e a tutti gli amici/WWOOFer più o meno di passaggio… come ad esempio i Brianzorigeni, che purtroppo non ho fatto in tempo a conoscere (ma che - dato che anche loro sono dei gran vagabondi - non escludo d’incontare altrove, per caso o per coincidenza, in futuro).
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27 luglio 2012, da Caltanissetta al Vallone delle Pezze (Ragusa Ibla).

140 km percorsi in circa 2 ore. Questo vegabondaggio è stato compiuto, anziché in autostop come al solito, con l’auto (che ho anche guidato per metà del tragitto) del mio amico Enzo; insieme a noi sono venuti la più volte qui nominata Alessandra e il mio compagno canino Ciro. Buona parte del percorso ha ricalcato lo stesso tragitto compiuto nel primo dei 100 giorni di vegabondaggi recentemente conclusisi.

La nostra meta è stata il Vallone delle Pezze, la meravigliosa sede del progetto di permacultura che Alessandra e il suo compagno Ruben portano avanti insieme a Filip e a tutti gli amici/WWOOFer più o meno di passaggio… come ad esempio i Brianzorigeni, che purtroppo non ho fatto in tempo a conoscere (ma che - dato che anche loro sono dei gran vagabondi - non escludo d’incontare altrove, per caso o per coincidenza, in futuro).

Source: goo.gl

    • #2012.07.27
    • #permacultura
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    • #vallone delle pezze
  • 9 months ago
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22 luglio 2012, da San Giorgio di Gioiosa Marea (ME) a Caltanissetta.Circa 200 km percorsi in 3 ore: partenza alle 18, arrivo alle 21.
Non si tratta di autostop, stavolta, dato che ho compiuto il tragitto con i miei genitori, mio fratello e Ciro. L’ora in più rispetto al necessario è stata dovuta a svariati kilometri di coda presso il casello di Buonfornello [punto B], cosa che ha causato anche un incidente di percorso: nonostante le mie insistenze, mio padre non ha voluto fermarsi per farmi scendere nella corsia d’emergenza con Ciro, col risultato che lui mi ha involontariamente “marcato il territorio” addosso…Questo vegabondaggio mi ha riportato nella mia città natia esattamente 100 giorni dopo averla lasciata: molto meno di quanto avrei creduto, di certo, dato che l’itinerario che avevo pensato è stato rimandato di qualche mese a causa di tutte le cose interessanti capitatemi nel frattempo. Ma appena una settimana di pausa e si riparte…
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22 luglio 2012, da San Giorgio di Gioiosa Marea (ME) a Caltanissetta.

Circa 200 km percorsi in 3 ore: partenza alle 18, arrivo alle 21.

Non si tratta di autostop, stavolta, dato che ho compiuto il tragitto con i miei genitori, mio fratello e Ciro. L’ora in più rispetto al necessario è stata dovuta a svariati kilometri di coda presso il casello di Buonfornello [punto B], cosa che ha causato anche un incidente di percorso: nonostante le mie insistenze, mio padre non ha voluto fermarsi per farmi scendere nella corsia d’emergenza con Ciro, col risultato che lui mi ha involontariamente “marcato il territorio” addosso…

Questo vegabondaggio mi ha riportato nella mia città natia esattamente 100 giorni dopo averla lasciata: molto meno di quanto avrei creduto, di certo, dato che l’itinerario che avevo pensato è stato rimandato di qualche mese a causa di tutte le cose interessanti capitatemi nel frattempo. Ma appena una settimana di pausa e si riparte…

Source: goo.gl

    • #2012.07.22
    • #vegabondaggi
    • #sicilia
  • 9 months ago
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Il santuario di Tindari all’alba. Scatto realizzato nel punto B di questo vegabondaggio.
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Il santuario di Tindari all’alba. Scatto realizzato nel punto B di questo vegabondaggio.

    • #2012.07.20
    • #sicilia
  • 9 months ago
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21 luglio 2012, dal traghetto sullo Stretto di Messina a San Giorgio di Gioiosa Marea (ME).
Circa 70 km percorsi in 4 ore: partenza alle 2.00, arrivo alle 6.00.
Questo vegabondaggio [come sempre, il corsivo rimanda al Glossario] rappresenta la seconda parte del mio ritorno in Sicilia, spezzato in due anche a causa di un bug in Google Maps che al momento non consente di inserire negli itinerari il traghetto sullo Stretto di Messina. Ecco come si è svolto:
Durante la (prima) traversata dello Stretto ho compiuto l’errore tattico di lasciare i miei bagagli a bordo dell’auto di Lino, il ragazzo che mi aveva dato il passaggio fin sopra il traghetto… infatti uno zaino sulle spalle fa la differenza tra un autostoppista e un presunto serial killer, come avevo già avuto modo di imparare nel tragitto M-N di questo vegabondaggio, quandoavevo tentato di andare da Palermo a Trapani senza bagagli; per la cronaca, in quell’occasione sono riuscito ad arrivare solo a metà strada, così Alessandra e Ruben mi sono venuti a recuperare col loro Furgone [tragitto N-O] e il giorno dopo ci ho riprovato, stavolta con lo zaino, riuscendoci [tragitto O-P].
Data l’ora tarda ho preferito, anziché andare con Lino fino all’imbocco dell’autostrada dove avrebbe proseguito in direzione opposta alla mia, rimanere a bordo per dormire un po’ durante il ritorno a Villa San Giovanni e chiedere nuovamente passaggi durante la successiva traversata fino a Messina. Cose che, prima di trovare un passaggio in direzione Palermo, ho fatto entrambe per due volte… venendo svegliato la prima volta dal vento e la seconda dal personale di bordo, preoccupato che volessi scendere.
Passaggio A-B fino a Tindari Nord: Antonino, di Campobello di Mazara, alpino presso L’Aquila; fino allo sbarco abbiamo parlato della sua esperienza di militare (tra cui due missioni in Afghanistan), dopodiché l’elevata velocità e la musica dance a tutto volume ci hanno impedito di conversare, permettendomi però di assopirmi 5 o 10 minuti…
Passaggio B-C fino a destinazione: Nunzio, napoletano ma abitante a Lignano Sabbiadoro dove ha un ristorante, e alla ricerca di un modo per aprirne uno a San Giorgio per l’ottimo motivo di essersi «di nuovo innamorato, alla tenera età di 59 anni», di una donna originaria di tale frazione di Gioiosa Marea. Oltre a questo, mi ha raccontato dei suoi trascorsi di hippie e autostoppista-in-gioventù, quando ha girato mezza Europa dormendo nelle carrozze dei treni e fabbricando e vendendo collanine in ferro.
Concludo ricapitolando la manciata di piccole coincidenze tra questo vegabondaggio e quello immediatamente precedente: su appena sette passaggi, due li ho avuti da ragazzi (Luca e Lino) originari del Sud Italia ma abitanti a Roma, e che stavano raggiungendo le proprie fidanzate ancora più a sud; ho incontrato due persone (Federico e Lino) decisamente predisposte ad affrontare l’argomento veganismo; e ben tre passaggi mi sono stati dati da campani (Ciro, Gioacchino e Nunzio… e ho il sospetto che anche il casertano Filippo sarebbe rientrato in questa categoria) che mi hanno parlato della loro famiglia particolarmente numerosa, tanto da superare abbondantemente, in tutti e tre i casi, la mezza dozzina tra figli e nipoti.
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21 luglio 2012, dal traghetto sullo Stretto di Messina a San Giorgio di Gioiosa Marea (ME).

Circa 70 km percorsi in 4 ore: partenza alle 2.00, arrivo alle 6.00.

Questo vegabondaggio [come sempre, il corsivo rimanda al Glossario] rappresenta la seconda parte del mio ritorno in Sicilia, spezzato in due anche a causa di un bug in Google Maps che al momento non consente di inserire negli itinerari il traghetto sullo Stretto di Messina. Ecco come si è svolto:

  • Durante la (prima) traversata dello Stretto ho compiuto l’errore tattico di lasciare i miei bagagli a bordo dell’auto di Lino, il ragazzo che mi aveva dato il passaggio fin sopra il traghetto… infatti uno zaino sulle spalle fa la differenza tra un autostoppista e un presunto serial killer, come avevo già avuto modo di imparare nel tragitto M-N di questo vegabondaggio, quandoavevo tentato di andare da Palermo a Trapani senza bagagli; per la cronaca, in quell’occasione sono riuscito ad arrivare solo a metà strada, così Alessandra e Ruben mi sono venuti a recuperare col loro Furgone [tragitto N-O] e il giorno dopo ci ho riprovato, stavolta con lo zaino, riuscendoci [tragitto O-P].
  • Data l’ora tarda ho preferito, anziché andare con Lino fino all’imbocco dell’autostrada dove avrebbe proseguito in direzione opposta alla mia, rimanere a bordo per dormire un po’ durante il ritorno a Villa San Giovanni e chiedere nuovamente passaggi durante la successiva traversata fino a Messina. Cose che, prima di trovare un passaggio in direzione Palermo, ho fatto entrambe per due volte… venendo svegliato la prima volta dal vento e la seconda dal personale di bordo, preoccupato che volessi scendere.
  • Passaggio A-B fino a Tindari Nord: Antonino, di Campobello di Mazara, alpino presso L’Aquila; fino allo sbarco abbiamo parlato della sua esperienza di militare (tra cui due missioni in Afghanistan), dopodiché l’elevata velocità e la musica dance a tutto volume ci hanno impedito di conversare, permettendomi però di assopirmi 5 o 10 minuti…
  • Passaggio B-C fino a destinazione: Nunzio, napoletano ma abitante a Lignano Sabbiadoro dove ha un ristorante, e alla ricerca di un modo per aprirne uno a San Giorgio per l’ottimo motivo di essersi «di nuovo innamorato, alla tenera età di 59 anni», di una donna originaria di tale frazione di Gioiosa Marea. Oltre a questo, mi ha raccontato dei suoi trascorsi di hippie e autostoppista-in-gioventù, quando ha girato mezza Europa dormendo nelle carrozze dei treni e fabbricando e vendendo collanine in ferro.

Concludo ricapitolando la manciata di piccole coincidenze tra questo vegabondaggio e quello immediatamente precedente: su appena sette passaggi, due li ho avuti da ragazzi (Luca e Lino) originari del Sud Italia ma abitanti a Roma, e che stavano raggiungendo le proprie fidanzate ancora più a sud; ho incontrato due persone (Federico e Lino) decisamente predisposte ad affrontare l’argomento veganismo; e ben tre passaggi mi sono stati dati da campani (Ciro, Gioacchino e Nunzio… e ho il sospetto che anche il casertano Filippo sarebbe rientrato in questa categoria) che mi hanno parlato della loro famiglia particolarmente numerosa, tanto da superare abbondantemente, in tutti e tre i casi, la mezza dozzina tra figli e nipoti.

Source: goo.gl

    • #autostop
    • #coincidenze
    • #hitchhiking
    • #sicilia
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    • #2012.07.21
  • 9 months ago
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16 aprile 2012, da Ragusa all’A3, km 181.
Circa 460 km percorsi in 9 ore e mezza.Per questo vegabondaggio [come sempre il corsivo indica le parole definite nel Glossario], si ringraziano:
Ruben [passaggio A-B da Ragusa alla SS 514], che da sincero grande amico qual è, oltre ad avermi ospitato per la notte e offerto una fantastica cena (pasta alla crema di ceci e insalata di erbe selvatiche del Vallone con alghe wakame), ha anche insistito per accompagnarmi, insieme a Lupa sul mitico Furgone, fino a una gasolinera fuori città, tra l’altro attraversando una della parti più belle della Sicilia.
Cassandra e Andrea [passaggio B-C dalla SS 514 a San Giovanni la Punta], due musicisti alternativi anzichennò, di cui segnalo in particolare l’originale Buzz Tour. La quasi totalità del passaggio però è stata dedicata alla mia attività preferita, la veganizzazione, con Andrea che - anziché porsi sulla difensiva come tanti onnivori - confermava le mie parole e Cassandra che si documentava in tempo reale, tramite il suo smartphone, sui benefici salutistici della dieta vegana dopo che gliene avevo spiegato le motivazioni etiche. Sono soddisfazioni.
Antonello e Jill [passaggio C-D da San Giovanni la Punta a Calatabiano Ovest], di Piedimonte Etneo lui, di Boston ma trapiantata in Italia da 5 anni lei; dopo un interessante scambio di opinioni su turismo di massa e viaggi organizzati o meno (lavorano nel settore delle crociere, e forse proprio per questo apprezzano molto di più il viaggio “all’avventura”), si sono rivelati anche loro molto interessati al veganismo, che in un modo o nell’altro riesco quasi sempre a infilare nel discorso ;)
Paolo e Laura [passaggio D-E da Calatabiano Ovest a Messina], un distinto avvocato autostoppista-in-gioventù (Messina-Parigi in 4 giorni… bel risultato, anche se conosco chi c’è riuscito in metà tempo) e una sua cliente, che mi hanno gentilmente accompagnato fin quasi al traghetto.
Il maltempo, o meglio la breve pausa che mi ha concesso durante la passeggiata [tragitto E-F] sul lungomare di Messina.
Giovanni e Teresa [passaggio F-G da Messina a Castrovillari], coppia di simpaticissimi psicologi con cui sono stati affrontati tutti gli argomenti che più mi stanno a cuore, sia quelli per fortuna concreti come il veganismo e l’ateismo (loro sono credenti ma siamo riusciti a confrontarci rispettando le reciproche idee), sia quelli utopici come il primitivismo e il superamento dell’uso del denaro, e anche quelli più controversi come la mia avversione per la medicina.
Nonostante i due fossero diretti a Roma, che era anche la mia meta (sebbene avessi comunque in programma una sosta all’altezza di Salerno), nessuno di noi ci è arrivato poiché il caso ci ha messo lo zampino… e se ce l’avesse messo un secondo prima o dopo dubito che sarei qui a raccontarlo: un sasso delle dimensioni di un pallone da calcio, “schizzato” dalle ruote di un camion che veniva dalla direzione opposta (poiché la meravigliosa A3 è in perenne stato di lavori in corso, si trovava nella stessa carreggiata), si è schiantato contro la parte anteriore dell’auto, sfondandone il cofano e spaccandone il radiatore. Se fosse arrivato al parabrezza -questione di pochi centimetri- Giovanni avrebbe fatto una brutta fine e probabilmente noi con lui…
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16 aprile 2012, da Ragusa all’A3, km 181.

Circa 460 km percorsi in 9 ore e mezza.

Per questo vegabondaggio [come sempre il corsivo indica le parole definite nel Glossario], si ringraziano:

  • Ruben [passaggio A-B da Ragusa alla SS 514], che da sincero grande amico qual è, oltre ad avermi ospitato per la notte e offerto una fantastica cena (pasta alla crema di ceci e insalata di erbe selvatiche del Vallone con alghe wakame), ha anche insistito per accompagnarmi, insieme a Lupa sul mitico Furgone, fino a una gasolinera fuori città, tra l’altro attraversando una della parti più belle della Sicilia.
  • Cassandra e Andrea [passaggio B-C dalla SS 514 a San Giovanni la Punta], due musicisti alternativi anzichennò, di cui segnalo in particolare l’originale Buzz Tour. La quasi totalità del passaggio però è stata dedicata alla mia attività preferita, la veganizzazione, con Andrea che - anziché porsi sulla difensiva come tanti onnivori - confermava le mie parole e Cassandra che si documentava in tempo reale, tramite il suo smartphone, sui benefici salutistici della dieta vegana dopo che gliene avevo spiegato le motivazioni etiche. Sono soddisfazioni.
  • Antonello e Jill [passaggio C-D da San Giovanni la Punta a Calatabiano Ovest], di Piedimonte Etneo lui, di Boston ma trapiantata in Italia da 5 anni lei; dopo un interessante scambio di opinioni su turismo di massa e viaggi organizzati o meno (lavorano nel settore delle crociere, e forse proprio per questo apprezzano molto di più il viaggio “all’avventura”), si sono rivelati anche loro molto interessati al veganismo, che in un modo o nell’altro riesco quasi sempre a infilare nel discorso ;)
  • Paolo e Laura [passaggio D-E da Calatabiano Ovest a Messina], un distinto avvocato autostoppista-in-gioventù (Messina-Parigi in 4 giorni… bel risultato, anche se conosco chi c’è riuscito in metà tempo) e una sua cliente, che mi hanno gentilmente accompagnato fin quasi al traghetto.
  • Il maltempo, o meglio la breve pausa che mi ha concesso durante la passeggiata [tragitto E-F] sul lungomare di Messina.
  • Giovanni e Teresa [passaggio F-G da Messina a Castrovillari], coppia di simpaticissimi psicologi con cui sono stati affrontati tutti gli argomenti che più mi stanno a cuore, sia quelli per fortuna concreti come il veganismo e l’ateismo (loro sono credenti ma siamo riusciti a confrontarci rispettando le reciproche idee), sia quelli utopici come il primitivismo e il superamento dell’uso del denaro, e anche quelli più controversi come la mia avversione per la medicina.

Nonostante i due fossero diretti a Roma, che era anche la mia meta (sebbene avessi comunque in programma una sosta all’altezza di Salerno), nessuno di noi ci è arrivato poiché il caso ci ha messo lo zampino… e se ce l’avesse messo un secondo prima o dopo dubito che sarei qui a raccontarlo: un sasso delle dimensioni di un pallone da calcio, “schizzato” dalle ruote di un camion che veniva dalla direzione opposta (poiché la meravigliosa A3 è in perenne stato di lavori in corso, si trovava nella stessa carreggiata), si è schiantato contro la parte anteriore dell’auto, sfondandone il cofano e spaccandone il radiatore. Se fosse arrivato al parabrezza -questione di pochi centimetri- Giovanni avrebbe fatto una brutta fine e probabilmente noi con lui…

Source: g.co

    • #2012.04.16
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  • 1 year ago
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15 aprile 2012, da Caltanissetta a Ragusa, prima tappa di questo viaggio.
135 km percorsi in circa 9 ore [dalle 10.30 alle 19.30], tempo che avevo messo in conto dato lo scarso traffico domenicale sulla tratta in questione…Rimandando come sempre al Glossario per le definizione dei termini in corsivo, ecco i ringraziamenti per questo vegabondaggio:
Salvatore [passaggio A-B da Caltanissetta al bivio Gela/Pietraperzia], allevatore di cavalli sessuomane…  un inizio -seppur dopo un’attesa veramente brevissima- poco incoraggiante: per l’intera durata del passaggio, questo anziano signore ha parlato delle sue presunte avventure erotiche, smanacciandosi -per fortuna soltanto attraverso i calzoni- il sedicente protagonista delle stesse, e sembrava anche particolarmente interessato a conoscere i dettagli delle mie passate esperienze nel medesimo campo. Anche se mi è già successo di peggio, neppure stavolta ho esitato a scendere alla prima occasione, nonostante si trattasse di un cavalcavia dove non ho potuto far altro che occupare la corsia di emergenza (bambini a casa, non si fa!).
Peppe e Francesca [passaggio B-C dal bivio Gela/Pietraperzia a quello per Barrafranca], la prima di una serie di coincidenze che mi avrebbero accompagnato fino a destinazione… infatti i due non stavano andando da nessuna parte, bensì avevano giusto deciso di fare una passeggiata fuori città prima del pranzo domenicale, e la ragazza in questione è la figlia di intimi amici di famiglia (definizione che si attaglia ad appena una decina di persone in una città di 60.000 abitanti), e solo dopo che mi ero accomodato sul sedile posteriore dell’auto ci siamo riconosciuti a vicenda.
Paolo e (se ho capito bene) Maria Tina [passaggio C-D dal bivio per Barrafranca a quello per Riesi], simpatici ma taciturni tanto che, anche vista la brevità del passaggio, l’unica cosa che ho notato è stato l’accento nordico di lui… in effetti anche il gilet mimetico, eppure escluderei che si trattasse di un cacciatore.
Ennio [passaggio D-E dal bivio per Barrafranca a Gela], autostoppista-in-gioventù, una persona di squisita spontaneità; di lui parlerò più in dettaglio nei prossimi post [edit: qui, qui e qui], intanto basti dire che la sua cultura -è architetto e direttore del Parco Archeologico di Sabucina e Capodarso- ha fatto da sottofondo durante la traversata di un bellissimo tratto dell’entroterra nisseno, reso ancor più bello dal contrasto con quell’obbrobrio che è il petrolchimico di Gela. (Segnalo inoltre un’altra coincidenza: parlando gli è capitato di nominare una sua collega che, s’è scoperto, è “vicina di roulotte” dei miei e cugina di una degli intimi amici di famiglia di cui sopra)
Sahid [passaggio E-F da un capo all’altro di Gela], commerciante di abbigliamento originario del Marocco e anche lui autostoppista-in-gioventù, che nonostante avesse estrema fretta mi ha portato in un punto dove mi sarebbe stato più facile trovare un passaggio diretto fuori città… e vedendomi ancora lì un po’ di tempo dopo si è anche offerto di portarmi a Catania (che però era in direzione opposta alla mia).
Ennio [passaggio F-G sempre dentro Gela], di nuovo lui - ma come ho detto ne parlerò in seguito…
Salvatore [passaggio G-H da Gela a c.da Priolo], gelese trapiantato da 64 anni in Francia, nonostante l’anziana età ancora dotato della lucidità necessaria per confrontare la situazione delle due nazioni… indovinate un po’ dove si sta meglio?
Riadh e Haythem [passaggio H-I da c.da Priolo a Santa Croce Camerina], provenienti dalla Tunisia; il primo (lo zio) da 30 anni in Sicilia, tanto che parlava un dialetto pressoché indistinguibile da quello degli autoctoni, almeno a un orecchio poco allenato come il mio; il secondo (il nipote) da 7 anni in Italia, soprattutto al nord. Mi avevavo visto lì (dove sono rimasto per ore in un bel porro, ma per fortuna a godermi il sole!) mentre andavano a raccogliere pomodori, e al ritorno hanno deciso di darmi un passaggio, dandomi così l’occasione di vedere di persona l’orrida distesa di serre della zona, di cui avevo finora solo sentito parlare (male).
Gli anonimi che mi hanno offerto un passaggio durante la camminata a piedi [da I a J]: prima tre ragazz* a cui non l’avevo nemmeno chiesto, poiché andavano nella direzione opposta; poi una coppia, fermatasi in risposta al mio pollice, ma diretta a Marina di Ragusa.
Salvo, Francesca, Gino e Martina [passaggio J-K da Santa Croce Camerina a Ragusa], un passaggio che combatte per la palma del più assurdamente fortunato con quello conclusivo di quest’altro vegabondaggio: oltre alle amicizie comuni a Modica, alla “quasi parentela” (è il fratello della cognata, o se preferite il cognato del fratello… al Sud vale!) di Gino con un mio amico ragusano, al fatto che lo stesso Gino avesse ballato la capoheira durante l’evento Spiazza la Piazza a cui anch’io avevo partecipato due settimane prima, la ciliegina è stata la frase “ma è proprio dove dobbiamo andare noi” in reazione al mio indicare piazza Maria Occhipinti come punto di riferimento dentro Ragusa.
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15 aprile 2012, da Caltanissetta a Ragusa, prima tappa di questo viaggio.
135 km percorsi in circa 9 ore [dalle 10.30 alle 19.30], tempo che avevo messo in conto dato lo scarso traffico domenicale sulla tratta in questione…Rimandando come sempre al Glossario per le definizione dei termini in corsivo, ecco i ringraziamenti per questo vegabondaggio:
Salvatore [passaggio A-B da Caltanissetta al bivio Gela/Pietraperzia], allevatore di cavalli sessuomane…  un inizio -seppur dopo un’attesa veramente brevissima- poco incoraggiante: per l’intera durata del passaggio, questo anziano signore ha parlato delle sue presunte avventure erotiche, smanacciandosi -per fortuna soltanto attraverso i calzoni- il sedicente protagonista delle stesse, e sembrava anche particolarmente interessato a conoscere i dettagli delle mie passate esperienze nel medesimo campo. Anche se mi è già successo di peggio, neppure stavolta ho esitato a scendere alla prima occasione, nonostante si trattasse di un cavalcavia dove non ho potuto far altro che occupare la corsia di emergenza (bambini a casa, non si fa!).
Peppe e Francesca [passaggio B-C dal bivio Gela/Pietraperzia a quello per Barrafranca], la prima di una serie di coincidenze che mi avrebbero accompagnato fino a destinazione… infatti i due non stavano andando da nessuna parte, bensì avevano giusto deciso di fare una passeggiata fuori città prima del pranzo domenicale, e la ragazza in questione è la figlia di intimi amici di famiglia (definizione che si attaglia ad appena una decina di persone in una città di 60.000 abitanti), e solo dopo che mi ero accomodato sul sedile posteriore dell’auto ci siamo riconosciuti a vicenda.
Paolo e (se ho capito bene) Maria Tina [passaggio C-D dal bivio per Barrafranca a quello per Riesi], simpatici ma taciturni tanto che, anche vista la brevità del passaggio, l’unica cosa che ho notato è stato l’accento nordico di lui… in effetti anche il gilet mimetico, eppure escluderei che si trattasse di un cacciatore.
Ennio [passaggio D-E dal bivio per Barrafranca a Gela], autostoppista-in-gioventù, una persona di squisita spontaneità; di lui parlerò più in dettaglio nei prossimi post [edit: qui, qui e qui], intanto basti dire che la sua cultura -è architetto e direttore del Parco Archeologico di Sabucina e Capodarso- ha fatto da sottofondo durante la traversata di un bellissimo tratto dell’entroterra nisseno, reso ancor più bello dal contrasto con quell’obbrobrio che è il petrolchimico di Gela. (Segnalo inoltre un’altra coincidenza: parlando gli è capitato di nominare una sua collega che, s’è scoperto, è “vicina di roulotte” dei miei e cugina di una degli intimi amici di famiglia di cui sopra)
Sahid [passaggio E-F da un capo all’altro di Gela], commerciante di abbigliamento originario del Marocco e anche lui autostoppista-in-gioventù, che nonostante avesse estrema fretta mi ha portato in un punto dove mi sarebbe stato più facile trovare un passaggio diretto fuori città… e vedendomi ancora lì un po’ di tempo dopo si è anche offerto di portarmi a Catania (che però era in direzione opposta alla mia).
Ennio [passaggio F-G sempre dentro Gela], di nuovo lui - ma come ho detto ne parlerò in seguito…
Salvatore [passaggio G-H da Gela a c.da Priolo], gelese trapiantato da 64 anni in Francia, nonostante l’anziana età ancora dotato della lucidità necessaria per confrontare la situazione delle due nazioni… indovinate un po’ dove si sta meglio?
Riadh e Haythem [passaggio H-I da c.da Priolo a Santa Croce Camerina], provenienti dalla Tunisia; il primo (lo zio) da 30 anni in Sicilia, tanto che parlava un dialetto pressoché indistinguibile da quello degli autoctoni, almeno a un orecchio poco allenato come il mio; il secondo (il nipote) da 7 anni in Italia, soprattutto al nord. Mi avevavo visto lì (dove sono rimasto per ore in un bel porro, ma per fortuna a godermi il sole!) mentre andavano a raccogliere pomodori, e al ritorno hanno deciso di darmi un passaggio, dandomi così l’occasione di vedere di persona l’orrida distesa di serre della zona, di cui avevo finora solo sentito parlare (male).
Gli anonimi che mi hanno offerto un passaggio durante la camminata a piedi [da I a J]: prima tre ragazz* a cui non l’avevo nemmeno chiesto, poiché andavano nella direzione opposta; poi una coppia, fermatasi in risposta al mio pollice, ma diretta a Marina di Ragusa.
Salvo, Francesca, Gino e Martina [passaggio J-K da Santa Croce Camerina a Ragusa], un passaggio che combatte per la palma del più assurdamente fortunato con quello conclusivo di quest’altro vegabondaggio: oltre alle amicizie comuni a Modica, alla “quasi parentela” (è il fratello della cognata, o se preferite il cognato del fratello… al Sud vale!) di Gino con un mio amico ragusano, al fatto che lo stesso Gino avesse ballato la capoheira durante l’evento Spiazza la Piazza a cui anch’io avevo partecipato due settimane prima, la ciliegina è stata la frase “ma è proprio dove dobbiamo andare noi” in reazione al mio indicare piazza Maria Occhipinti come punto di riferimento dentro Ragusa.
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15 aprile 2012, da Caltanissetta a Ragusa, prima tappa di questo viaggio.
135 km percorsi in circa 9 ore [dalle 10.30 alle 19.30], tempo che avevo messo in conto dato lo scarso traffico domenicale sulla tratta in questione…Rimandando come sempre al Glossario per le definizione dei termini in corsivo, ecco i ringraziamenti per questo vegabondaggio:
Salvatore [passaggio A-B da Caltanissetta al bivio Gela/Pietraperzia], allevatore di cavalli sessuomane…  un inizio -seppur dopo un’attesa veramente brevissima- poco incoraggiante: per l’intera durata del passaggio, questo anziano signore ha parlato delle sue presunte avventure erotiche, smanacciandosi -per fortuna soltanto attraverso i calzoni- il sedicente protagonista delle stesse, e sembrava anche particolarmente interessato a conoscere i dettagli delle mie passate esperienze nel medesimo campo. Anche se mi è già successo di peggio, neppure stavolta ho esitato a scendere alla prima occasione, nonostante si trattasse di un cavalcavia dove non ho potuto far altro che occupare la corsia di emergenza (bambini a casa, non si fa!).
Peppe e Francesca [passaggio B-C dal bivio Gela/Pietraperzia a quello per Barrafranca], la prima di una serie di coincidenze che mi avrebbero accompagnato fino a destinazione… infatti i due non stavano andando da nessuna parte, bensì avevano giusto deciso di fare una passeggiata fuori città prima del pranzo domenicale, e la ragazza in questione è la figlia di intimi amici di famiglia (definizione che si attaglia ad appena una decina di persone in una città di 60.000 abitanti), e solo dopo che mi ero accomodato sul sedile posteriore dell’auto ci siamo riconosciuti a vicenda.
Paolo e (se ho capito bene) Maria Tina [passaggio C-D dal bivio per Barrafranca a quello per Riesi], simpatici ma taciturni tanto che, anche vista la brevità del passaggio, l’unica cosa che ho notato è stato l’accento nordico di lui… in effetti anche il gilet mimetico, eppure escluderei che si trattasse di un cacciatore.
Ennio [passaggio D-E dal bivio per Barrafranca a Gela], autostoppista-in-gioventù, una persona di squisita spontaneità; di lui parlerò più in dettaglio nei prossimi post [edit: qui, qui e qui], intanto basti dire che la sua cultura -è architetto e direttore del Parco Archeologico di Sabucina e Capodarso- ha fatto da sottofondo durante la traversata di un bellissimo tratto dell’entroterra nisseno, reso ancor più bello dal contrasto con quell’obbrobrio che è il petrolchimico di Gela. (Segnalo inoltre un’altra coincidenza: parlando gli è capitato di nominare una sua collega che, s’è scoperto, è “vicina di roulotte” dei miei e cugina di una degli intimi amici di famiglia di cui sopra)
Sahid [passaggio E-F da un capo all’altro di Gela], commerciante di abbigliamento originario del Marocco e anche lui autostoppista-in-gioventù, che nonostante avesse estrema fretta mi ha portato in un punto dove mi sarebbe stato più facile trovare un passaggio diretto fuori città… e vedendomi ancora lì un po’ di tempo dopo si è anche offerto di portarmi a Catania (che però era in direzione opposta alla mia).
Ennio [passaggio F-G sempre dentro Gela], di nuovo lui - ma come ho detto ne parlerò in seguito…
Salvatore [passaggio G-H da Gela a c.da Priolo], gelese trapiantato da 64 anni in Francia, nonostante l’anziana età ancora dotato della lucidità necessaria per confrontare la situazione delle due nazioni… indovinate un po’ dove si sta meglio?
Riadh e Haythem [passaggio H-I da c.da Priolo a Santa Croce Camerina], provenienti dalla Tunisia; il primo (lo zio) da 30 anni in Sicilia, tanto che parlava un dialetto pressoché indistinguibile da quello degli autoctoni, almeno a un orecchio poco allenato come il mio; il secondo (il nipote) da 7 anni in Italia, soprattutto al nord. Mi avevavo visto lì (dove sono rimasto per ore in un bel porro, ma per fortuna a godermi il sole!) mentre andavano a raccogliere pomodori, e al ritorno hanno deciso di darmi un passaggio, dandomi così l’occasione di vedere di persona l’orrida distesa di serre della zona, di cui avevo finora solo sentito parlare (male).
Gli anonimi che mi hanno offerto un passaggio durante la camminata a piedi [da I a J]: prima tre ragazz* a cui non l’avevo nemmeno chiesto, poiché andavano nella direzione opposta; poi una coppia, fermatasi in risposta al mio pollice, ma diretta a Marina di Ragusa.
Salvo, Francesca, Gino e Martina [passaggio J-K da Santa Croce Camerina a Ragusa], un passaggio che combatte per la palma del più assurdamente fortunato con quello conclusivo di quest’altro vegabondaggio: oltre alle amicizie comuni a Modica, alla “quasi parentela” (è il fratello della cognata, o se preferite il cognato del fratello… al Sud vale!) di Gino con un mio amico ragusano, al fatto che lo stesso Gino avesse ballato la capoheira durante l’evento Spiazza la Piazza a cui anch’io avevo partecipato due settimane prima, la ciliegina è stata la frase “ma è proprio dove dobbiamo andare noi” in reazione al mio indicare piazza Maria Occhipinti come punto di riferimento dentro Ragusa.
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15 aprile 2012, da Caltanissetta a Ragusa, prima tappa di questo viaggio.

135 km percorsi in circa 9 ore [dalle 10.30 alle 19.30], tempo che avevo messo in conto dato lo scarso traffico domenicale sulla tratta in questione…

Rimandando come sempre al Glossario per le definizione dei termini in corsivo, ecco i ringraziamenti per questo vegabondaggio:

  • Salvatore [passaggio A-B da Caltanissetta al bivio Gela/Pietraperzia], allevatore di cavalli sessuomane…  un inizio -seppur dopo un’attesa veramente brevissima- poco incoraggiante: per l’intera durata del passaggio, questo anziano signore ha parlato delle sue presunte avventure erotiche, smanacciandosi -per fortuna soltanto attraverso i calzoni- il sedicente protagonista delle stesse, e sembrava anche particolarmente interessato a conoscere i dettagli delle mie passate esperienze nel medesimo campo. Anche se mi è già successo di peggio, neppure stavolta ho esitato a scendere alla prima occasione, nonostante si trattasse di un cavalcavia dove non ho potuto far altro che occupare la corsia di emergenza (bambini a casa, non si fa!).
  • Peppe e Francesca [passaggio B-C dal bivio Gela/Pietraperzia a quello per Barrafranca], la prima di una serie di coincidenze che mi avrebbero accompagnato fino a destinazione… infatti i due non stavano andando da nessuna parte, bensì avevano giusto deciso di fare una passeggiata fuori città prima del pranzo domenicale, e la ragazza in questione è la figlia di intimi amici di famiglia (definizione che si attaglia ad appena una decina di persone in una città di 60.000 abitanti), e solo dopo che mi ero accomodato sul sedile posteriore dell’auto ci siamo riconosciuti a vicenda.
  • Paolo e (se ho capito bene) Maria Tina [passaggio C-D dal bivio per Barrafranca a quello per Riesi], simpatici ma taciturni tanto che, anche vista la brevità del passaggio, l’unica cosa che ho notato è stato l’accento nordico di lui… in effetti anche il gilet mimetico, eppure escluderei che si trattasse di un cacciatore.
  • Ennio [passaggio D-E dal bivio per Barrafranca a Gela], autostoppista-in-gioventù, una persona di squisita spontaneità; di lui parlerò più in dettaglio nei prossimi post [edit: qui, qui e qui], intanto basti dire che la sua cultura -è architetto e direttore del Parco Archeologico di Sabucina e Capodarso- ha fatto da sottofondo durante la traversata di un bellissimo tratto dell’entroterra nisseno, reso ancor più bello dal contrasto con quell’obbrobrio che è il petrolchimico di Gela. (Segnalo inoltre un’altra coincidenza: parlando gli è capitato di nominare una sua collega che, s’è scoperto, è “vicina di roulotte” dei miei e cugina di una degli intimi amici di famiglia di cui sopra)
  • Sahid [passaggio E-F da un capo all’altro di Gela], commerciante di abbigliamento originario del Marocco e anche lui autostoppista-in-gioventù, che nonostante avesse estrema fretta mi ha portato in un punto dove mi sarebbe stato più facile trovare un passaggio diretto fuori città… e vedendomi ancora lì un po’ di tempo dopo si è anche offerto di portarmi a Catania (che però era in direzione opposta alla mia).
  • Ennio [passaggio F-G sempre dentro Gela], di nuovo lui - ma come ho detto ne parlerò in seguito…
  • Salvatore [passaggio G-H da Gela a c.da Priolo], gelese trapiantato da 64 anni in Francia, nonostante l’anziana età ancora dotato della lucidità necessaria per confrontare la situazione delle due nazioni… indovinate un po’ dove si sta meglio?
  • Riadh e Haythem [passaggio H-I da c.da Priolo a Santa Croce Camerina], provenienti dalla Tunisia; il primo (lo zio) da 30 anni in Sicilia, tanto che parlava un dialetto pressoché indistinguibile da quello degli autoctoni, almeno a un orecchio poco allenato come il mio; il secondo (il nipote) da 7 anni in Italia, soprattutto al nord. Mi avevavo visto lì (dove sono rimasto per ore in un bel porro, ma per fortuna a godermi il sole!) mentre andavano a raccogliere pomodori, e al ritorno hanno deciso di darmi un passaggio, dandomi così l’occasione di vedere di persona l’orrida distesa di serre della zona, di cui avevo finora solo sentito parlare (male).
  • Gli anonimi che mi hanno offerto un passaggio durante la camminata a piedi [da I a J]: prima tre ragazz* a cui non l’avevo nemmeno chiesto, poiché andavano nella direzione opposta; poi una coppia, fermatasi in risposta al mio pollice, ma diretta a Marina di Ragusa.
  • Salvo, Francesca, Gino e Martina [passaggio J-K da Santa Croce Camerina a Ragusa], un passaggio che combatte per la palma del più assurdamente fortunato con quello conclusivo di quest’altro vegabondaggio: oltre alle amicizie comuni a Modica, alla “quasi parentela” (è il fratello della cognata, o se preferite il cognato del fratello… al Sud vale!) di Gino con un mio amico ragusano, al fatto che lo stesso Gino avesse ballato la capoheira durante l’evento Spiazza la Piazza a cui anch’io avevo partecipato due settimane prima, la ciliegina è stata la frase “ma è proprio dove dobbiamo andare noi” in reazione al mio indicare piazza Maria Occhipinti come punto di riferimento dentro Ragusa.

Source: g.co

    • #2012.04.15
    • #vegabondaggi
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  • 1 year ago
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11 aprile 2012, da Ficarazzi (CT) a Caltanissetta, 123 km percorsi in un totale di circa 2 ore [attese incluse, tranne quella dell’autobus].Poca roba, giusto per riprendere l’abitudine e ricominciare ad abbronzarmi l’avambraccio ;)
Per questo vegabondaggio [al solito, il corsivo rimanda al Glossario] si ringraziano:
Massimo [A-B da Ficarazzi a Catania], il mio primo passaggio in una Smart :D ma non il primo, e certamente nemmeno l’ultimo, in cui la conversazione è presto virata su discorsi nazionalpopolari da bar.
L’autobus 628R dell’ATM, per l’attesa di oltre mezz’ora che mi ha consentito di leggere un po’ ;) [avrei impiegato di meno a percorrere lo stesso tragitto a piedi, ma credevo d’essere molto più distante]
Mattia e Ana [C-D da Catania a Gravina], adorabile coppia interculturale, lui catanese e lei brasiliana, con un’amica autostoppista addirittura in Amazzonia!
Tutti gli anonimi che si sono fermati per caricarmi in D -unico posto dove l’attesa ha superato il quarto d’ora, e nemmeno di molto- ma andavano verso i paesi etnei.
Alessandro [D-E da Gravina a Gelso Bianco Nord] che, nonostante dovesse uscire per l’aeroporto Fontanarossa, si è offerto di allungare non poco il suo tragitto per lasciarmi alla gasolinera.
Giancarlo [E-F da Gelso Bianco Nord a Caltanissetta]… di tutte le persone con cui sono riuscito a tentare opera di veganizzazione, lui è stato il più interessato e propenso a comprendere il punto di vista dell’antispecismo: nient’altro che uno dei tanti semi che pianto più o meno indiscriminatamente nelle coscienze altrui lungo il mio cammino, certamente, ma credo che da questo qualche germoglio potrebbe spuntare…
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11 aprile 2012, da Ficarazzi (CT) a Caltanissetta, 123 km percorsi in un totale di circa 2 ore [attese incluse, tranne quella dell’autobus].
Poca roba, giusto per riprendere l’abitudine e ricominciare ad abbronzarmi l’avambraccio ;)

Per questo vegabondaggio [al solito, il corsivo rimanda al Glossario] si ringraziano:

  • Massimo [A-B da Ficarazzi a Catania], il mio primo passaggio in una Smart :D ma non il primo, e certamente nemmeno l’ultimo, in cui la conversazione è presto virata su discorsi nazionalpopolari da bar.
  • L’autobus 628R dell’ATM, per l’attesa di oltre mezz’ora che mi ha consentito di leggere un po’ ;) [avrei impiegato di meno a percorrere lo stesso tragitto a piedi, ma credevo d’essere molto più distante]
  • Mattia e Ana [C-D da Catania a Gravina], adorabile coppia interculturale, lui catanese e lei brasiliana, con un’amica autostoppista addirittura in Amazzonia!
  • Tutti gli anonimi che si sono fermati per caricarmi in D -unico posto dove l’attesa ha superato il quarto d’ora, e nemmeno di molto- ma andavano verso i paesi etnei.
  • Alessandro [D-E da Gravina a Gelso Bianco Nord] che, nonostante dovesse uscire per l’aeroporto Fontanarossa, si è offerto di allungare non poco il suo tragitto per lasciarmi alla gasolinera.
  • Giancarlo [E-F da Gelso Bianco Nord a Caltanissetta]… di tutte le persone con cui sono riuscito a tentare opera di veganizzazione, lui è stato il più interessato e propenso a comprendere il punto di vista dell’antispecismo: nient’altro che uno dei tanti semi che pianto più o meno indiscriminatamente nelle coscienze altrui lungo il mio cammino, certamente, ma credo che da questo qualche germoglio potrebbe spuntare…

Source: g.co

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    • #2012.04.11
  • 1 year ago
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Questa è l’ultima settimana di attività “regolare” di questo blog. Dopodiché, tornerà alla sua funzione originaria di contenitore per i resoconti dei miei vegabondaggi, con la differenza che questi saranno decisamente più frequenti e sostanziosi.
Per cominciare, un mese abbondante di autostop, dalla Sicilia alla Turchia passando per Italia, Austria, Ungheria, Romania e Bulgaria. Non vedo l’ora :)
I contenuti precedenti saranno comunque sempre accessibili tramite l’archivio, la tagcloud e la funzione post casuale (cumu veni si cunta).
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Questa è l’ultima settimana di attività “regolare” di questo blog. Dopodiché, tornerà alla sua funzione originaria di contenitore per i resoconti dei miei vegabondaggi, con la differenza che questi saranno decisamente più frequenti e sostanziosi.

Per cominciare, un mese abbondante di autostop, dalla Sicilia alla Turchia passando per Italia, Austria, Ungheria, Romania e Bulgaria. Non vedo l’ora :)

I contenuti precedenti saranno comunque sempre accessibili tramite l’archivio, la tagcloud e la funzione post casuale (cumu veni si cunta).

Source: goo.gl

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    • #comunicazioni di servizio
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    • #turchia
  • 1 year ago
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Da Roma a Caltanissetta, 17/18 febbraio 2012
Percorsi circa 915 km in circa 20 ore e mezza: partenza alle 17 di venerdì 17 [alla faccia della superstizione], arrivo alle 13.30 di sabato 18.
Ringraziamenti per questo vegabondaggio [al solito, rimando al Glossario per le definizioni dei termini in corsivo]:
Adriano [passaggio A-B dall’imbocco dell’A24 a Portonaccio alla gasolinera Tiburtina Sud]; vista la brevità del passaggio, anziché la conversazione c’è da segnalare solo la barba :) ma è stato fondamentale per farmi partire dopo un’attesa tutto sommato brevissima.
Le numerose persone che [in B] hanno accettato di darmi un passaggio, ma andavano verso nord oppure uscivano dalla A24 prima del raccordo.
Lanfranco [passaggio B-C da Tiburtina sud al casello di Valmontone]; per un’altra delle assurde coincidenze che mi capitano ultimamente, si trattava di un simpatico e intelligente vegetariano-in-veganizzazione; abbiamo molte conoscenze in comune nell’ambiente dell’attivismo romano, ed è stato alcune volte al REWILD cruelty-free club, il ristopub vegan da me co-fondato alcuni anni fa. Conversazione molto interessante, anche al di là di questi argomenti.
La fragilissima montatura dei miei occhiali, che rompendosi per l’ennesima volta [in C] mi ha reso del tutto convinto che i paesaggi si apprezzano lo stesso anche se un po’ sfocati, e quindi potrei anche farne a meno. [Ma, altrimenti, meglio che quando vado in giro usi l’indistruttibile paio di occhiali di scorta…]
Michele e Vito [passaggio C-D da Valmontone a Casilina Ovest], due simpatici abruzzesi autostoppisti-in-gioventù (o per meglio dire -in-infanzia), e Anna, credo la ragazza di Michele, che oltre a dirmi il suo nome e precisare che lei non è abruzzese non ha proferito parola. I due ragazzi invece, dopo una discussione sul fatto che A.C.A.B., mi hanno raccontato dell’involuzione di Bologna, da fiore all’occhiello della controcultura negli anni ‘90 a città postreazionaria tra Guazzaloca e Cofferati. Dopodiché abbiamo cominciato a scambiarci aneddoti autostoppistici: notevole l’episodio del passaggio dato da un fervente cattolico che li portò a vedere una messa [forse gli scappava un’avemaria], ma poi si scusò con 10.000 lire “per il disturbo”.
Del passaggio D-E da Casilina Ovest a Teano Ovest ho già detto.
Paolo [passaggio E-F da Teano Ovest a Torre Annunziata Ovest], loquacissimo stabiese lanciatosi tra l’altro in un’attenta analisi della situazione socioeconomica mondiale, con risultato nient’affatto banale.
Filippo [passaggio F-G da Torre Annunziata Ovest ad Alfaterna Ovest], giovane cavese che, nonostante la brevità del passaggio, mi ha salvato da un potenziale porro e da una sfilza di esco alla prossima.
Elio e i suoi genitori [passaggio G-H da Alfaterna Ovest a Campagna Ovest], famiglia potentina tanto simpatica e disponibile quanto taciturna. Elio, con dreadlock lunghissimi e cappotto elegante, è l’unico che abbia pronunciato frasi di una certa complessità, anche se perlopiù consistenti nelle indicazioni necessarie alla madre onde passare l’autoradio dalle canzoni dei giovani in gara a Sanremo ai CD di Lucio Dalla.
Ultimo Parri, per la compagnia fattami nelle ore di attesa notturna [circa 2 ad Alfaterna, poco di più a Campagna], e chi me ne ha regalato la storia.
Gli autisti di un autobus di linea diretto a Crotone [passaggio H-I da Campagna Ovest a Frascineto Ovest], e l’autostoppista-in-gioventù Pasquale di Locanda Atlantide, per l’intercessione che li ha convinti a lasciarmi sfruttare uno dei posti liberi [dove ho anche potuto dormire un paio d’ore].
Quattro ragazzi albanesi [passaggio I-J da Frascineto Ovest a Sant’Eufemia/Lamezia Ovest], di cui un paio con accento bresciano, di stanza in Calabria per i sempiterni lavori sull’A3. Mi hanno lasciato un intero sedile del loro furgoncino e non mi hanno rivolto la parola per l’intera durata del passaggio, e così ho aggiunto un’altra ora al [piuttosto scarso] monte-sonno di questo vegabondaggio.
Raffaele e Giuseppe [passaggio J-K da Sant’Eufemia/Lamezia Ovest a Rosarno Ovest], padre e figlio che nonostante fossero in viaggio da ore -partivano da Genova- hanno allungato di un’uscita rispetto alla loro destinazione per lasciarmi alla gasolinera.
Aldo [passaggio K-L da Rosarno Ovest fin sul traghetto a Villa San Giovanni], buffo omino ma al contempo distinto funzionario Telecom in pensione, che mi fatto ripassare le mie ormai datate nozioni di Reti di calcolatori, per poi stupirmi parlandomi degli Illuminati e del Gruppo Bilderberg.
Ulderico [passaggio L-M dal traghetto a Calatabiano Ovest], professore padovano di educazione fisica in pensione, che -complice anche il sonno che ormai mi divorava- si è rivelato una noia incredibile: i discorsi erano partiti bene, con informazioni di prima mano sulla situazione greca e ricordi delle storiche Olimpiadi di Roma del 1960, ma si sono poi velocemente spostati sulle sue peregrinazioni e abitazioni tra Padova, Roma e la Calabria; l’elenco di tutte le relazioni amorose della sua vita; e per finire [nonché per finirMI, se non fossimo arrivati alla gasolinera dove doveva lasciarmi] un corso teorico completo di salvataggio in mare.
Angelo [passaggio M-N da Calatabiano Ovest a Caltanissetta], autista di camion della nettezza urbana ma decisamente a suo agio anche in autostrada, data la velocità con cui abbiamo coperto i non pochi kilometri del passaggio.
Chi m’è venuto a prendere dove ero stato lasciato, chi mi aspettava a casa per farmi [letteralmente] le feste, chi ho sorpreso andandola a prendere io [la stessa che, nonostante l’enorme, inevitabile ansia genitoriale che le provoca, non mi rompe -troppo- le scatole per le mie scelte di viaggio] :)
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Da Roma a Caltanissetta, 17/18 febbraio 2012

Percorsi circa 915 km in circa 20 ore e mezza: partenza alle 17 di venerdì 17 [alla faccia della superstizione], arrivo alle 13.30 di sabato 18.

Ringraziamenti per questo vegabondaggio [al solito, rimando al Glossario per le definizioni dei termini in corsivo]:

  • Adriano [passaggio A-B dall’imbocco dell’A24 a Portonaccio alla gasolinera Tiburtina Sud]; vista la brevità del passaggio, anziché la conversazione c’è da segnalare solo la barba :) ma è stato fondamentale per farmi partire dopo un’attesa tutto sommato brevissima.
  • Le numerose persone che [in B] hanno accettato di darmi un passaggio, ma andavano verso nord oppure uscivano dalla A24 prima del raccordo.
  • Lanfranco [passaggio B-C da Tiburtina sud al casello di Valmontone]; per un’altra delle assurde coincidenze che mi capitano ultimamente, si trattava di un simpatico e intelligente vegetariano-in-veganizzazione; abbiamo molte conoscenze in comune nell’ambiente dell’attivismo romano, ed è stato alcune volte al REWILD cruelty-free club, il ristopub vegan da me co-fondato alcuni anni fa. Conversazione molto interessante, anche al di là di questi argomenti.
  • La fragilissima montatura dei miei occhiali, che rompendosi per l’ennesima volta [in C] mi ha reso del tutto convinto che i paesaggi si apprezzano lo stesso anche se un po’ sfocati, e quindi potrei anche farne a meno. [Ma, altrimenti, meglio che quando vado in giro usi l’indistruttibile paio di occhiali di scorta…]
  • Michele e Vito [passaggio C-D da Valmontone a Casilina Ovest], due simpatici abruzzesi autostoppisti-in-gioventù (o per meglio dire -in-infanzia), e Anna, credo la ragazza di Michele, che oltre a dirmi il suo nome e precisare che lei non è abruzzese non ha proferito parola. I due ragazzi invece, dopo una discussione sul fatto che A.C.A.B., mi hanno raccontato dell’involuzione di Bologna, da fiore all’occhiello della controcultura negli anni ‘90 a città postreazionaria tra Guazzaloca e Cofferati. Dopodiché abbiamo cominciato a scambiarci aneddoti autostoppistici: notevole l’episodio del passaggio dato da un fervente cattolico che li portò a vedere una messa [forse gli scappava un’avemaria], ma poi si scusò con 10.000 lire “per il disturbo”.
  • Del passaggio D-E da Casilina Ovest a Teano Ovest ho già detto.
  • Paolo [passaggio E-F da Teano Ovest a Torre Annunziata Ovest], loquacissimo stabiese lanciatosi tra l’altro in un’attenta analisi della situazione socioeconomica mondiale, con risultato nient’affatto banale.
  • Filippo [passaggio F-G da Torre Annunziata Ovest ad Alfaterna Ovest], giovane cavese che, nonostante la brevità del passaggio, mi ha salvato da un potenziale porro e da una sfilza di esco alla prossima.
  • Elio e i suoi genitori [passaggio G-H da Alfaterna Ovest a Campagna Ovest], famiglia potentina tanto simpatica e disponibile quanto taciturna. Elio, con dreadlock lunghissimi e cappotto elegante, è l’unico che abbia pronunciato frasi di una certa complessità, anche se perlopiù consistenti nelle indicazioni necessarie alla madre onde passare l’autoradio dalle canzoni dei giovani in gara a Sanremo ai CD di Lucio Dalla.
  • Ultimo Parri, per la compagnia fattami nelle ore di attesa notturna [circa 2 ad Alfaterna, poco di più a Campagna], e chi me ne ha regalato la storia.
  • Gli autisti di un autobus di linea diretto a Crotone [passaggio H-I da Campagna Ovest a Frascineto Ovest], e l’autostoppista-in-gioventù Pasquale di Locanda Atlantide, per l’intercessione che li ha convinti a lasciarmi sfruttare uno dei posti liberi [dove ho anche potuto dormire un paio d’ore].
  • Quattro ragazzi albanesi [passaggio I-J da Frascineto Ovest a Sant’Eufemia/Lamezia Ovest], di cui un paio con accento bresciano, di stanza in Calabria per i sempiterni lavori sull’A3. Mi hanno lasciato un intero sedile del loro furgoncino e non mi hanno rivolto la parola per l’intera durata del passaggio, e così ho aggiunto un’altra ora al [piuttosto scarso] monte-sonno di questo vegabondaggio.
  • Raffaele e Giuseppe [passaggio J-K da Sant’Eufemia/Lamezia Ovest a Rosarno Ovest], padre e figlio che nonostante fossero in viaggio da ore -partivano da Genova- hanno allungato di un’uscita rispetto alla loro destinazione per lasciarmi alla gasolinera.
  • Aldo [passaggio K-L da Rosarno Ovest fin sul traghetto a Villa San Giovanni], buffo omino ma al contempo distinto funzionario Telecom in pensione, che mi fatto ripassare le mie ormai datate nozioni di Reti di calcolatori, per poi stupirmi parlandomi degli Illuminati e del Gruppo Bilderberg.
  • Ulderico [passaggio L-M dal traghetto a Calatabiano Ovest], professore padovano di educazione fisica in pensione, che -complice anche il sonno che ormai mi divorava- si è rivelato una noia incredibile: i discorsi erano partiti bene, con informazioni di prima mano sulla situazione greca e ricordi delle storiche Olimpiadi di Roma del 1960, ma si sono poi velocemente spostati sulle sue peregrinazioni e abitazioni tra Padova, Roma e la Calabria; l’elenco di tutte le relazioni amorose della sua vita; e per finire [nonché per finirMI, se non fossimo arrivati alla gasolinera dove doveva lasciarmi] un corso teorico completo di salvataggio in mare.
  • Angelo [passaggio M-N da Calatabiano Ovest a Caltanissetta], autista di camion della nettezza urbana ma decisamente a suo agio anche in autostrada, data la velocità con cui abbiamo coperto i non pochi kilometri del passaggio.
  • Chi m’è venuto a prendere dove ero stato lasciato, chi mi aspettava a casa per farmi [letteralmente] le feste, chi ho sorpreso andandola a prendere io [la stessa che, nonostante l’enorme, inevitabile ansia genitoriale che le provoca, non mi rompe -troppo- le scatole per le mie scelte di viaggio] :)

Source: goo.gl

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