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Cengiz ci mostra il calco dentale di Erdal (seduto accanto a noi sul sedile posteriore) mentre Hussein guida.
Questa foto dovrebbe dare una vaga idea di com’è stato l’ultimo passaggio di questo vegabondaggio, iniziato con l’insistenza dei tre per caricarci nonostante avessero solo due posti liberi (ma questo non è mai stato un’ostacolo in Turchia) e continuato all’insegna di continue offerte di rakı… infatti i tre erano sotto l’effetto dell’alcol in misura variabile, per coincidenza secondo la stessa disposizione di quest’altra occasione: il guidatore fortunatamente del tutto lucido, il passeggero davanti mediamente brillo, e quello al mio fianco completamente andato.
L’ubriachezza di Erdal, comunque, non è stata poi così molesta, manifestandosi perlopiù sotto forma di baci (sdentati, dato che stavano appunto portandolo a rifare la dentiera) al sottoscritto, dapprima sulla guancia, poi in fronte e infine sulla pelata. Il termine di ciascuno di questi trittici veniva quindi sottolineato con un accostamento ripetuto degli indici, che sarebbe stato fraintendibile se Jo non avesse tradotto le parole che accompagnavano il gesto: «Fratelli, io e te siamo fratelli».
Durante il tragitto abbiamo fatto una pausa in una piazzola dotata di fontanella e bagni; qui, mentre Cengiz era al telefono per cercare di non far scoprire al suo capo e a sua moglie dove si trovava, Emée avrebbe voluto approfittare per cercare un passaggio più tranquillo, ma la sfavorevole conformazione della strada in tal punto e il buio ormai sopravvenuto l’hanno convinta a desistere da tale proposito, accontentandosi invece di chiedere a Hussein di rallentare. Poco prima di arrivare a destinazione, i tre hanno deciso di fare un’altra, più lunga, sosta per mangiare in una lokanta (ristorante), dove Jo e io siamo riusciti a sottrarci alla quasi-imposizione di assaggiare delle polpette di carne solo adducendo dei presunti motivi religiosi, nell’impossibilità di spiegare quelli, ben più validi, reali. (Credo sia in questa occasione che Emée abbia mangiato carne per l’ultima volta…)
Da segnalare, infine, la totale impassibilità di Hussein: nonostante sull’auto accadesse di tutto, lui continuava imperterrito a guidare, senza scomporsi minimamente nemmeno mentre Cengiz ripetutamente gli accarezzava le orecchie spiegandoci che la cosa avrebbe dovuto eccitare sessualmente il suo amico. Purtroppo la nostra stima per il guidatore è venuta meno quando, arrivati a destinazione, ci ha chiesto con nonchalance di pagare per il passaggio…
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Cengiz ci mostra il calco dentale di Erdal (seduto accanto a noi sul sedile posteriore) mentre Hussein guida.

Questa foto dovrebbe dare una vaga idea di com’è stato l’ultimo passaggio di questo vegabondaggio, iniziato con l’insistenza dei tre per caricarci nonostante avessero solo due posti liberi (ma questo non è mai stato un’ostacolo in Turchia) e continuato all’insegna di continue offerte di rakı… infatti i tre erano sotto l’effetto dell’alcol in misura variabile, per coincidenza secondo la stessa disposizione di quest’altra occasione: il guidatore fortunatamente del tutto lucido, il passeggero davanti mediamente brillo, e quello al mio fianco completamente andato.

L’ubriachezza di Erdal, comunque, non è stata poi così molesta, manifestandosi perlopiù sotto forma di baci (sdentati, dato che stavano appunto portandolo a rifare la dentiera) al sottoscritto, dapprima sulla guancia, poi in fronte e infine sulla pelata. Il termine di ciascuno di questi trittici veniva quindi sottolineato con un accostamento ripetuto degli indici, che sarebbe stato fraintendibile se Jo non avesse tradotto le parole che accompagnavano il gesto: «Fratelli, io e te siamo fratelli».

Durante il tragitto abbiamo fatto una pausa in una piazzola dotata di fontanella e bagni; qui, mentre Cengiz era al telefono per cercare di non far scoprire al suo capo e a sua moglie dove si trovava, Emée avrebbe voluto approfittare per cercare un passaggio più tranquillo, ma la sfavorevole conformazione della strada in tal punto e il buio ormai sopravvenuto l’hanno convinta a desistere da tale proposito, accontentandosi invece di chiedere a Hussein di rallentare. Poco prima di arrivare a destinazione, i tre hanno deciso di fare un’altra, più lunga, sosta per mangiare in una lokanta (ristorante), dove Jo e io siamo riusciti a sottrarci alla quasi-imposizione di assaggiare delle polpette di carne solo adducendo dei presunti motivi religiosi, nell’impossibilità di spiegare quelli, ben più validi, reali. (Credo sia in questa occasione che Emée abbia mangiato carne per l’ultima volta…)

Da segnalare, infine, la totale impassibilità di Hussein: nonostante sull’auto accadesse di tutto, lui continuava imperterrito a guidare, senza scomporsi minimamente nemmeno mentre Cengiz ripetutamente gli accarezzava le orecchie spiegandoci che la cosa avrebbe dovuto eccitare sessualmente il suo amico. Purtroppo la nostra stima per il guidatore è venuta meno quando, arrivati a destinazione, ci ha chiesto con nonchalance di pagare per il passaggio…

    • #turchia
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    • #2012.10.07
  • 1 month ago
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Questa maglietta - in realtà in versione molto più scolorita - con sopra il logo dell’Animal Liberation Front (Fronte di Liberazione Animale), rielaborazione in chiave antispecista della classica A cerchiata, è quella che indossavo quando sono stato “ribattezzato” Alfie. Ma andiamo con ordine…
Come ho già accennato, dopo il mio arrivo a Diyarbakır all’alba del 4 ottobre 2012, ho avuto qualche difficoltà a trovare un certo indirizzo nel quartiere di Toplu Konut: si trattava dell’abitazione di Hasan, un “vecchio hippie molto attivo su CouchSurfing, che ospita centinaia di persone ogni anno” (parole di HitchWiki). Da lui si trovavano già, dal giorno prima, altre due CouchSurfer con cui ero in contatto telematico da qualche settimana: Jo ed Emée, inglese d’origini irlandesi la prima, francese ma con anni di permanenza all’estero (prima in Galles e poi in Austria) la seconda.
Per coincidenza, infatti, avevano entrambe risposto a una mia ricerca di compagni di autostop per “la Turchia e oltre”, ed erano poi finite per partire insieme da Istanbul ben prima che - a causa del mio tergiversare nei Balcani - io potessi raggiungere tale città. Dopo aver accompagnato Monika fino alla sua destinazione, ho deciso di provare a raggiungere le due ragazze, dando così luogo a quello che loro hanno poi preso l’abitudine di definire “l’inseguimento attraverso la Turchia” (che corrisponde a buona parte di questa settimana).
E così, mentre - dopo averle svegliate per poter entrare in casa, e poi aver recuperato qualche ora di sonno - attendevamo alla fermata il dolmuş per andare verso il centro di Diyarbakır, le ragazze si sono poste il problema di come chiamarmi, dato che il mio vero nome sembrava loro troppo lungo; dopo qualche tentativo, Emée ha optato per Alfie, ispirata dal fatto che per coincidenza le mie iniziali (A, L e F) fossero anche presenti sulla maglietta di cui sopra. Da allora, per due mesi è stato con questo nome che mi sono / sono stato presentato a tutt* coloro che incontravamo, si trattasse di passaggi o CouchSurfer… e alla fine mi ci sono abituato tanto da adottarlo come nuovo nome della mia “identità virtuale” :)
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Questa maglietta - in realtà in versione molto più scolorita - con sopra il logo dell’Animal Liberation Front (Fronte di Liberazione Animale), rielaborazione in chiave antispecista della classica A cerchiata, è quella che indossavo quando sono stato “ribattezzato” Alfie. Ma andiamo con ordine…

Come ho già accennato, dopo il mio arrivo a Diyarbakır all’alba del 4 ottobre 2012, ho avuto qualche difficoltà a trovare un certo indirizzo nel quartiere di Toplu Konut: si trattava dell’abitazione di Hasan, un “vecchio hippie molto attivo su CouchSurfing, che ospita centinaia di persone ogni anno” (parole di HitchWiki). Da lui si trovavano già, dal giorno prima, altre due CouchSurfer con cui ero in contatto telematico da qualche settimana: Jo ed Emée, inglese d’origini irlandesi la prima, francese ma con anni di permanenza all’estero (prima in Galles e poi in Austria) la seconda.

Per coincidenza, infatti, avevano entrambe risposto a una mia ricerca di compagni di autostop per “la Turchia e oltre”, ed erano poi finite per partire insieme da Istanbul ben prima che - a causa del mio tergiversare nei Balcani - io potessi raggiungere tale città. Dopo aver accompagnato Monika fino alla sua destinazione, ho deciso di provare a raggiungere le due ragazze, dando così luogo a quello che loro hanno poi preso l’abitudine di definire “l’inseguimento attraverso la Turchia” (che corrisponde a buona parte di questa settimana).

E così, mentre - dopo averle svegliate per poter entrare in casa, e poi aver recuperato qualche ora di sonno - attendevamo alla fermata il dolmuş per andare verso il centro di Diyarbakır, le ragazze si sono poste il problema di come chiamarmi, dato che il mio vero nome sembrava loro troppo lungo; dopo qualche tentativo, Emée ha optato per Alfie, ispirata dal fatto che per coincidenza le mie iniziali (A, L e F) fossero anche presenti sulla maglietta di cui sopra. Da allora, per due mesi è stato con questo nome che mi sono / sono stato presentato a tutt* coloro che incontravamo, si trattasse di passaggi o CouchSurfer… e alla fine mi ci sono abituato tanto da adottarlo come nuovo nome della mia “identità virtuale” :)

Source: Wikipedia

    • #animal liberation
    • #couchsurfing
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    • #emee
  • 2 months ago
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It’s a coincidence. It happens, it’s what the Universe does for fun.

The Doctor

È una coincidenza. Capita, è quello che l’Universo fa per divertimento.

(nuova piccola uscita fuori tema, ché non potevo proprio resistere a questa citazione dalla mia serie preferita del momento)

Source: BBC

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    • #doctor who
  • 2 months ago
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28 settembre 2012: da Sofia a un’area parcheggio nei pressi di Edirne (circa 315 km).Salutate Eva e Maggie, e promesso a Nicholas che la prossima volta che sarei capitato a Sofia [punto A] avrei dormito sul divano dell’appartamento in cui stava per trasferirsi, Monika e io ci siamo avviati a piedi per raggiungere il punto dove avremmo dovuto prendere un autobus urbano in grado di portarci fuori città. Nonostante avessimo ricevuto istruzioni diverse da ogni fonte a cui ci siamo rivolti (HitchWiki, Anita e due o tre passanti), alla fine siamo riusciti - con un’intricata combinazione di bus e trolleybus, che per complicare le cose ulteriormente avevano lo stesso numero - a piazzarci nel punto giusto, grazie anche ad altri due autostoppisti autoctoni che ci hanno indicato dove scendere dall’autobus e altri due che ci hanno suggerito di camminare un po’.Dopo un’attesa brevissima, si è fermato Süleyman (un nome che, per coincidenza, avevo già incontrato), camionista turco diretto a Istanbul. Un centinaio di kilometri dopo, ci siamo fermati in una gasolinera [punto B] che, per un’altra coincidenza, era la stessa dove esattamente un mese prima aveva fatto sosta il pick-up olandese con cui ero arrivato a Sofia… infatti, nonostante la gasolinera in questione fosse sul lato opposto dell’autostrada, Süleyman ha fatto appositamente inversione di marcia pur di fermarsi all’ottimo ristorante turco sul retro dell’area di servizio, dove ci avrebbe offerto un piatto di verdure e pide nonché il primo di un’infinita serie di çay.
Dopo un’altro paio di centinaia di kilometri, saremmo arrivati vicino al confine turco… ma ne parlerò in uno dei prossimi post.
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28 settembre 2012: da Sofia a un’area parcheggio nei pressi di Edirne (circa 315 km).

Salutate Eva e Maggie, e promesso a Nicholas che la prossima volta che sarei capitato a Sofia [punto A] avrei dormito sul divano dell’appartamento in cui stava per trasferirsi, Monika e io ci siamo avviati a piedi per raggiungere il punto dove avremmo dovuto prendere un autobus urbano in grado di portarci fuori città. Nonostante avessimo ricevuto istruzioni diverse da ogni fonte a cui ci siamo rivolti (HitchWiki, Anita e due o tre passanti), alla fine siamo riusciti - con un’intricata combinazione di bus e trolleybus, che per complicare le cose ulteriormente avevano lo stesso numero - a piazzarci nel punto giusto, grazie anche ad altri due autostoppisti autoctoni che ci hanno indicato dove scendere dall’autobus e altri due che ci hanno suggerito di camminare un po’.

Dopo un’attesa brevissima, si è fermato Süleyman (un nome che, per coincidenza, avevo già incontrato), camionista turco diretto a Istanbul. Un centinaio di kilometri dopo, ci siamo fermati in una gasolinera [punto B] che, per un’altra coincidenza, era la stessa dove esattamente un mese prima aveva fatto sosta il pick-up olandese con cui ero arrivato a Sofia… infatti, nonostante la gasolinera in questione fosse sul lato opposto dell’autostrada, Süleyman ha fatto appositamente inversione di marcia pur di fermarsi all’ottimo ristorante turco sul retro dell’area di servizio, dove ci avrebbe offerto un piatto di verdure e pide nonché il primo di un’infinita serie di çay.

Dopo un’altro paio di centinaia di kilometri, saremmo arrivati vicino al confine turco… ma ne parlerò in uno dei prossimi post.

Source: binged.it

    • #2012.09.28
    • #hitchhiking
    • #autostop
    • #vegabondaggi
    • #bulgaria
    • #turchia
    • #coincidenze
  • 4 months ago
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27 settembre 2012: l’ultima sera a Sofia

Dopo un giorno di riposo a Sofia, Monika e io avevamo deciso di partire l’indomani alla volta, finalmente, della Turchia. Sono quindi andato a salutare Anita e i suoi coinquilini, in particolare Antonyi… e con loro sono anche andato in giro per la città, dapprima dove Monika stava giocolando (o meglio imparando nuovi trucchi da due fire dancer incontrati per caso), in una piazza dove abbiamo potuto assistere al passaggio di una critical mass; poi in giro a cercare qualcosa di vegan da mangiare, dovendomi infine “accontentare” di un curioso gelato alla fragola e basilico; infine in un interessante (e molto particolare) ostello.

Al termine della serata ho dovuto anche andare a cercare Nicholas, l’altro CouchSurfer ospite di Lidia, per chiedergli le chiavi di casa… dopo essermi fatto spiegare come raggiungere l’Irish pub in cui si trovava, ho scoperto che per coincidenza era proprio la porta accanto a Dream House.

    • #2012.09.27
    • #sofia
    • #coincidenze
  • 4 months ago
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L’ultimo passaggio di questo vegabondaggio è stato caratterizzato da un particolare: l’auto di Anton e Sylvie era già stracarica di bagagli prima che noi e i nostri zaini la riempissimo fino all’orlo. Non stupisce quindi che il bastone di Monika abbia dovuto viaggiare fissato sul tetto con del nastro isolante…Durante il passaggio, ho anche potuto assistere alla prima parte di una coincidenza riguardante Monika: mi ha infatti nominato un suo precedente compagno di viaggio norvegese, con cui aveva fatto l’autostop in Canada, che - dopo anni che non si sentivano - quella sera le avrebbe mandato una email per comunicarle che sarebbe andato in Scozia… proprio durante la settimana in cui lei ci sarebbe tornata per sostenere il test di cittadinanza.
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L’ultimo passaggio di questo vegabondaggio è stato caratterizzato da un particolare: l’auto di Anton e Sylvie era già stracarica di bagagli prima che noi e i nostri zaini la riempissimo fino all’orlo. Non stupisce quindi che il bastone di Monika abbia dovuto viaggiare fissato sul tetto con del nastro isolante…

Durante il passaggio, ho anche potuto assistere alla prima parte di una coincidenza riguardante Monika: mi ha infatti nominato un suo precedente compagno di viaggio norvegese, con cui aveva fatto l’autostop in Canada, che - dopo anni che non si sentivano - quella sera le avrebbe mandato una email per comunicarle che sarebbe andato in Scozia… proprio durante la settimana in cui lei ci sarebbe tornata per sostenere il test di cittadinanza.

    • #2012.09.26
    • #coincidenze
  • 4 months ago
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24 settembre 2012: da Kaštela a Opuzen (circa 140 km).
Dopo un bel po’ di camminata dalla spiaggia di Kaštela [punto A], le solite abluzioni improvvisate in un ristorante lungo la strada, e un lungo porro, Monika e io siamo stati finalmente caricati sul fuoristrada con guida a destra di Anya e del suo collega Ivo, agenti immobiliari che sono perfino tornati indietro per noi dopo aver lasciato un cliente. Con loro siamo andati fino alla periferia di Split [punto B], lambiccandoci nel frattempo sull’opportunità di prendere l’autostrada piuttosto che la (molto più bella) strada costiera; grazie anche ai loro consigli, sono riuscito a convincere la mia compagna di viaggio a scegliere la seconda opzione.
Così, con un paio di passaggi, siamo riusciti a raggiungere il pittoresco paesino di Omiš [punto C], che abbiamo deciso di visitare velocemente lasciando gli zaini in un bar; durante il giro abbiamo avuto l’occasione di fare uno spuntino a base di fichi (colti grazie al bastone di Monika) e di partecipare come comparse alla realizzazione di un video musicale a budget molto, molto basso.
Raggiunto a piedi il limitare del paesino, altri due passaggi (il secondo su un furgoncino carico di legname che aveva un solo posto-passeggero) ci hanno portato fino dopo la stupenda scogliera di Makarska [punto D], e altrettanti (in cui, per coincidenza, entrambi gli autisti si chiamavano Tome; il secondo era in compagnia della sua bimba, Nora) fino a Živogošće.
Qui siamo rimasti in un porro per svariate ore finché non si è fermato Dragan (il terzo a darmi un lungo passaggio, dopo quelli in Serbia e in Montenegro) che, in compagnia del suo cagnolone, stava tornando a casa a Sarajevo. Ci siamo così fatti lasciare all’ultimo bivio utile, dove però - anche a causa dell’ora ormai tarda - ci siamo trovati nuovamente in un porro da cui non siamo riusciti a uscire: dopo alcuni kilometri a piedi, ci siamo fermati in una gasolinera [punto E] vicino alla quale abbiamo trovato un agrumeto dove accamparci per la notte.
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24 settembre 2012: da Kaštela a Opuzen (circa 140 km).

Dopo un bel po’ di camminata dalla spiaggia di Kaštela [punto A], le solite abluzioni improvvisate in un ristorante lungo la strada, e un lungo porro, Monika e io siamo stati finalmente caricati sul fuoristrada con guida a destra di Anya e del suo collega Ivo, agenti immobiliari che sono perfino tornati indietro per noi dopo aver lasciato un cliente. Con loro siamo andati fino alla periferia di Split [punto B], lambiccandoci nel frattempo sull’opportunità di prendere l’autostrada piuttosto che la (molto più bella) strada costiera; grazie anche ai loro consigli, sono riuscito a convincere la mia compagna di viaggio a scegliere la seconda opzione.

Così, con un paio di passaggi, siamo riusciti a raggiungere il pittoresco paesino di Omiš [punto C], che abbiamo deciso di visitare velocemente lasciando gli zaini in un bar; durante il giro abbiamo avuto l’occasione di fare uno spuntino a base di fichi (colti grazie al bastone di Monika) e di partecipare come comparse alla realizzazione di un video musicale a budget molto, molto basso.

Raggiunto a piedi il limitare del paesino, altri due passaggi (il secondo su un furgoncino carico di legname che aveva un solo posto-passeggero) ci hanno portato fino dopo la stupenda scogliera di Makarska [punto D], e altrettanti (in cui, per coincidenza, entrambi gli autisti si chiamavano Tome; il secondo era in compagnia della sua bimba, Nora) fino a Živogošće.

Qui siamo rimasti in un porro per svariate ore finché non si è fermato Dragan (il terzo a darmi un lungo passaggio, dopo quelli in Serbia e in Montenegro) che, in compagnia del suo cagnolone, stava tornando a casa a Sarajevo. Ci siamo così fatti lasciare all’ultimo bivio utile, dove però - anche a causa dell’ora ormai tarda - ci siamo trovati nuovamente in un porro da cui non siamo riusciti a uscire: dopo alcuni kilometri a piedi, ci siamo fermati in una gasolinera [punto E] vicino alla quale abbiamo trovato un agrumeto dove accamparci per la notte.

Source: binged.it

    • #2012.09.24
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  • 5 months ago
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19 settembre 2012: da Bijelo Polje, Montenegro a Cavtat, Croazia (circa 270 km).
Appena risvegliatomi al limitare del primo paesino [punto A] dopo il confine con la Serbia, mi sono messo in cammino per iniziare il vegabondaggio in quella che è a mio avviso la più mozzafiato delle nazioni balcaniche: il Montenegro.
Una lunga camminata, un primo breve passaggio e un secondo più lungo (e a velocità decisamente sostenuta) mi hanno portato fino al punto B dove, dopo un moderato porro, sono stato caricato sul camioncino carico di legname di Sasha; grazie a lui sono arrivato fino a Podgorica [punto C] procedendo ad una velocità di crociera di circa 18 km/h… non che mi sia dispiaciuto, visto che stavamo valicando alcune delle più belle montagne che abbia mai visto.Un altro breve passaggio all’interno della città mi ha portato fino all’inizio della strada per Cetinje, dove sono stato subito caricato da Dragan - come, per coincidenza, il più lungo passaggio di due giorni prima - che mi ha portato, su un’altra meravigliosa strada, fino alla costa. La conversazione è stata un po’ fuori dal comune, dato che perlopiù mi ha parlato dell’«ordine spirituale» di cui fa parte: una specie di congregazione mistica per l’elevazione del genere umano…
Arrivato al rivierasco paese di Budva [punto D], l’ho attraversato a piedi fino a giungere al limitare, dove si trovava già una bionda autostoppista locale di mezz’età… così, quando Arin - albanese e italofono - si è fermato per caricarla, mi sono intrufolato anch’io nell’auto. Nonostante lui avesse da attraversare l’intera Croazia per andare in Veneto, arrivati alla baia di Kotor ha insistito perché scendessi, e sono così salito a piedi sul traghetto che collega le due sponde [punto E].
Dopo la traversata, altri tre passaggi mi hanno portato fino al confine [punto F]; l’ultimo di questi, trovato dopo un breve porro di cui ho spezzato l’incantesimo avviandomi a piedi, mi è stato dato da Vito, che avendo lavorato a Parigi mi ha costretto a rispolverare il mio scarso francese.
E per coincidenza, dopo aver percorso a piedi la lunga salita tra i due posti di frontiera e aver passato la dogana, il passaggio successivo - fino a Cavtat [punto G] - mi è stato dato proprio da una coppia di francesi, Remo e Patrizia… per un’altra coincidenza, questo è lo stesso nome di mia madre, e in effetti la signora (in grado di parlare italiano, mentre col marito comunicavo in inglese) mi ha “adottato” per la notte: i due mi hanno infatti invitato a passarla nel loro mini-appartamento per le vacanze, dove - oltre a cenare insieme a loro - ho potuto approfittare di doccia e wifi, per poi dormire comodamente sul divano.
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19 settembre 2012: da Bijelo Polje, Montenegro a Cavtat, Croazia (circa 270 km).

Appena risvegliatomi al limitare del primo paesino [punto A] dopo il confine con la Serbia, mi sono messo in cammino per iniziare il vegabondaggio in quella che è a mio avviso la più mozzafiato delle nazioni balcaniche: il Montenegro.

Una lunga camminata, un primo breve passaggio e un secondo più lungo (e a velocità decisamente sostenuta) mi hanno portato fino al punto B dove, dopo un moderato porro, sono stato caricato sul camioncino carico di legname di Sasha; grazie a lui sono arrivato fino a Podgorica [punto C] procedendo ad una velocità di crociera di circa 18 km/h… non che mi sia dispiaciuto, visto che stavamo valicando alcune delle più belle montagne che abbia mai visto.

Un altro breve passaggio all’interno della città mi ha portato fino all’inizio della strada per Cetinje, dove sono stato subito caricato da Dragan - come, per coincidenza, il più lungo passaggio di due giorni prima - che mi ha portato, su un’altra meravigliosa strada, fino alla costa. La conversazione è stata un po’ fuori dal comune, dato che perlopiù mi ha parlato dell’«ordine spirituale» di cui fa parte: una specie di congregazione mistica per l’elevazione del genere umano…

Arrivato al rivierasco paese di Budva [punto D], l’ho attraversato a piedi fino a giungere al limitare, dove si trovava già una bionda autostoppista locale di mezz’età… così, quando Arin - albanese e italofono - si è fermato per caricarla, mi sono intrufolato anch’io nell’auto. Nonostante lui avesse da attraversare l’intera Croazia per andare in Veneto, arrivati alla baia di Kotor ha insistito perché scendessi, e sono così salito a piedi sul traghetto che collega le due sponde [punto E].

Dopo la traversata, altri tre passaggi mi hanno portato fino al confine [punto F]; l’ultimo di questi, trovato dopo un breve porro di cui ho spezzato l’incantesimo avviandomi a piedi, mi è stato dato da Vito, che avendo lavorato a Parigi mi ha costretto a rispolverare il mio scarso francese.

E per coincidenza, dopo aver percorso a piedi la lunga salita tra i due posti di frontiera e aver passato la dogana, il passaggio successivo - fino a Cavtat [punto G] - mi è stato dato proprio da una coppia di francesi, Remo e Patrizia… per un’altra coincidenza, questo è lo stesso nome di mia madre, e in effetti la signora (in grado di parlare italiano, mentre col marito comunicavo in inglese) mi ha “adottato” per la notte: i due mi hanno infatti invitato a passarla nel loro mini-appartamento per le vacanze, dove - oltre a cenare insieme a loro - ho potuto approfittare di doccia e wifi, per poi dormire comodamente sul divano.

Source: binged.it

    • #2012.09.19
    • #hitchhiking
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    • #croazia
    • #ospitalità
    • #coincidenze
  • 5 months ago
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Cupcake vegan, la fantastica sorpresa che mi attendeva a casa di Leeron e Momchil, nel paesino di Katrandzhii, punto I di questo vegabondaggio.
Infatti, per una fortuita (e fortunatissima) coincidenza, chiacchierando durante il passaggio ho scoperto che Leeron è vegana e Momchil vegetariano… e così, per solidarietà antispecista, mi hanno invitato a casa loro.
Ma non è finita qui…
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Cupcake vegan, la fantastica sorpresa che mi attendeva a casa di Leeron e Momchil, nel paesino di Katrandzhii, punto I di questo vegabondaggio.

Infatti, per una fortuita (e fortunatissima) coincidenza, chiacchierando durante il passaggio ho scoperto che Leeron è vegana e Momchil vegetariano… e così, per solidarietà antispecista, mi hanno invitato a casa loro.

Ma non è finita qui…

    • #2012.09.04
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    • #coincidenze
    • #ospitalità
  • 6 months ago
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4 settembre 2012: da Sofia a Katrandzhii (con visita a Veliko Tărnovo), circa 440 km.
Per questo vegabondaggio [ricordo che il corsivo rimanda al Glossario], la cui meta era l’antica capitale bulgara di Veliko Tărnovo, ringrazio:
[A-B] Lidia, la CouchSurfer di cui ero ospite, che recandosi a lavoro mi ha accompagnato sulla “ring road” di Sofia. Poiché nuovamente avevo lasciato a Sofia la maggior parte delle mie cose, quando sono stato sorpreso dalla pungente aria mattutina mi sono trovato a dover indossare l’intero contenuto del mio zaino (due felpe, un paio di pantaloni lunghi e le scarpe chiuse) a parte il sacco a pelo.
[B-C] Thrifuj (OQDG), camionista che mi ha caricato quasi subito quando, dopo un discreto porro, ho iniziato a chiedere passaggi in una gasolinera. Mi avrebbe portato anche più avanti, ma avendo voglia di dirigermi verso le montagne a sud, sono sceso al bivio più opportuno.
[C-D] Nano (giuro!), che si è fermato immediatamente. Per l’intera durata del passaggio siamo stati in silenzio, solo al momento di scendere ho scoperto che capiva l’italiano…
[D-E] Stoyan, Petar e Bogdan, tre giovani che si recavano a praticare ciclismo montano. Data la loro ottima padronanza dell’inglese, quando si sono fermati a mangiare un panino mi hanno potuto aiutare a farmene imbottire uno con soli ingredienti vegan.
[E-F] Ivan, distino uomo d’affari di cui, durante il lunghissimo passaggio, ho potuto notare più che altro la curiosa passione per la musica dance.
[F-G] Ivan (un altro, per coincidenza), che mi ha caricato dopo che, a causa dei numerosi esco alla prossima gestuali, mi ero avviato a piedi superando un altro autostoppista bulgaro.
[G-H] Netko, per un passaggio breve ma particolarmente utile, perché così poco dopo mi avrebbero caricato..
[H-I-J-K] Momchil (per coincidenza, come l’autore del mio secondo tatuaggio), bulgaro, e Leeron, israeliana… del mio fortunatissimo incontro con questa meravigliosa coppia di veterinari autostoppisti parlerò in dettaglio nei prossimi post.
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4 settembre 2012: da Sofia a Katrandzhii (con visita a Veliko Tărnovo), circa 440 km.

Per questo vegabondaggio [ricordo che il corsivo rimanda al Glossario], la cui meta era l’antica capitale bulgara di Veliko Tărnovo, ringrazio:

  • [A-B] Lidia, la CouchSurfer di cui ero ospite, che recandosi a lavoro mi ha accompagnato sulla “ring road” di Sofia. Poiché nuovamente avevo lasciato a Sofia la maggior parte delle mie cose, quando sono stato sorpreso dalla pungente aria mattutina mi sono trovato a dover indossare l’intero contenuto del mio zaino (due felpe, un paio di pantaloni lunghi e le scarpe chiuse) a parte il sacco a pelo.
  • [B-C] Thrifuj (OQDG), camionista che mi ha caricato quasi subito quando, dopo un discreto porro, ho iniziato a chiedere passaggi in una gasolinera. Mi avrebbe portato anche più avanti, ma avendo voglia di dirigermi verso le montagne a sud, sono sceso al bivio più opportuno.
  • [C-D] Nano (giuro!), che si è fermato immediatamente. Per l’intera durata del passaggio siamo stati in silenzio, solo al momento di scendere ho scoperto che capiva l’italiano…
  • [D-E] Stoyan, Petar e Bogdan, tre giovani che si recavano a praticare ciclismo montano. Data la loro ottima padronanza dell’inglese, quando si sono fermati a mangiare un panino mi hanno potuto aiutare a farmene imbottire uno con soli ingredienti vegan.
  • [E-F] Ivan, distino uomo d’affari di cui, durante il lunghissimo passaggio, ho potuto notare più che altro la curiosa passione per la musica dance.
  • [F-G] Ivan (un altro, per coincidenza), che mi ha caricato dopo che, a causa dei numerosi esco alla prossima gestuali, mi ero avviato a piedi superando un altro autostoppista bulgaro.
  • [G-H] Netko, per un passaggio breve ma particolarmente utile, perché così poco dopo mi avrebbero caricato..
  • [H-I-J-K] Momchil (per coincidenza, come l’autore del mio secondo tatuaggio), bulgaro, e Leeron, israeliana… del mio fortunatissimo incontro con questa meravigliosa coppia di veterinari autostoppisti parlerò in dettaglio nei prossimi post.

Source: binged.it

    • #2012.09.04
    • #hitchhiking
    • #autostop
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  • 6 months ago
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2 settembre 2012: da Sagiada (Grecia) a Sofia (Bulgaria), circa 640 km.
Ecco come si è svolto questo vegabondaggio:
[A-B] Appena svegliato, mi sono incamminato per qualche kilometro, ignorato da tutte le auto che passavano… per fortuna, o non avrei avuto il tempo di godere di alcuni dei panorami più belli che abbia mai visto.
[B-C] Mimmo, anziano e gentilissimo signore in grado di parlare italiano (anche se i suoi discorsi sono stati un po’ sconclusionati) poiché per 43 anni ha lavorato in Germania con amici siciliani, mi ha dato un passaggio - dopo essersi sincerato che non fossi albanese - fino al vicino paese di Sagiada, insistendo dapprima per portarmi al bar, poi per comprarmi del pane (l’unica cosa che sono riuscito a rifiutare), e infine…
[C-D] …per farmi salire sull’autobus per Igoumenitsa, di cui mi ha anche pagato il biglietto. Non c’è stato verso di convincerlo che avrei preferito continuare in autostop…
[D-E] Dal punto in cui mi ha lasciato l’autobus, sono andato a piedi fino all’autostrada, piazzandomi giusto all’uscita di un tunnel.
[E-F] Vasilio, su un carro attrezzi, oltre a regalarmi delle pesche e farmi usare il caricabatterie da auto per il cellulare, avrebbe potuto portarmi anche oltre, ma mi ha giustamente consigliato di fermarmi al casello dove avrei potuto trovare facilmente un altro passaggio.
[F-G] Piotr, per nulla loquace camionista bulgaro trapiantato a Thessaloniki, mi ha portato anche lui fino a un casello dove c’era ferma una lunghissima fila di camion, dicendo che probabilmente qualcuno di essi era diretto a Sofia. Ovviamente nessuno lo era…
[G-H] Appena terminato di chiedere un passaggio a tutti i camionisti presenti, mi stavo dirigendo al casello quando si è fermata un’auto contenente quattro uomini albanesi, uno dei quali sarebbe sceso poco dopo nel bel mezzo dell’autostrada, per scavalcarne la recinzione e proseguire sulla sottostante statale; ne avremmo caricato un altro poco prima di arrivare a destinazione, una stazione degli autobus alla periferia di Thessaloniki, dove il guidatore - un uomo pieno d’oro, sotto forma di anelli, catene e denti finti - ha cercato (invano) di chiedermi «10 euro per una birra»…
[H-I] Grazie al wifi gratuito della stazione, ho potuto controllare i consigli di HitchWiki per uscire dalla città e, pur con qualche difficoltà nei cambi, metterli in pratica. Un ringraziamento speciale all’autista dell’ultimo autobus, che non mi ha fatto scendere quando - prima ancora della partenza - mi ha chiesto il biglietto e gli ho detto che non l’avevo.
[I-J] Sceso nel villaggio di Assiros, ho provato a raggiungere l’autostrada a piedi, chiedendo indicazioni ai locali. Uno di loro, Kostas, si è offerto di accompagnarmici in auto… da dove mi ha lasciato ho solo dovuto scendere una scarpata, ma almeno ho trovato un punto privo di recinzione.
[J-K] Immediatamente dopo aver raggiunto l’autostrada, si è fermato Ivan, uomo bulgaro a bordo di un furgoncino stracarico di cose di ogni genere… così, mentre il mio zaino era comodamente alloggiato nel retro, io ho viaggiato incastrato tra un rotolo di tappeti e una cassetta per gli attrezzi, con per colonna sonora una cassetta di canzoni ecclesiastiche (pur non comprendendo le parole, le melodie erano inconfondibili) e il continuo trillo dell’eccesso di velocità del navigatore. Al confine greco la parola “autostoppista” ha scatenato i sospetti delle guardie di frontiera, che hanno scrupolosamente analizzato il mio passaporto e poi mi hanno chiesto ulteriori documenti… alla fine, dopo svariati minuti di perplessità, si sono dovuti accontentare della patente scaduta e ci hanno lasciato ripartire; le loro controparti bulgare, invece, non mi hanno degnato nemmeno di uno sguardo, concentrandosi piuttosto sul controllo del carico del furgoncino.
[K-L] Nella gasolinera in cui sono stato lasciato da Ivan (che mi ha anche regalato delle pesche, come Vasilio qualche ora prima), ho immediatamente rimediato un passaggio diretto per Sofia da Ina e, per coincidenza, un altro Ivan, una coppia a distanza - lei giornalista, lui ingegnere - di ritorno da una delle “100 mete turistiche della Bulgaria”.
Dal punto in cui mi hanno lasciato ho dovuto percorrere solo pochissima strada a piedi per arrivare a casa di Anita, la CouchSurfer autostoppista a cui avevo lasciato le mie cose, che ringrazio ancora una volta per l’ospitalità.
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2 settembre 2012: da Sagiada (Grecia) a Sofia (Bulgaria), circa 640 km.

Ecco come si è svolto questo vegabondaggio:

  • [A-B] Appena svegliato, mi sono incamminato per qualche kilometro, ignorato da tutte le auto che passavano… per fortuna, o non avrei avuto il tempo di godere di alcuni dei panorami più belli che abbia mai visto.
  • [B-C] Mimmo, anziano e gentilissimo signore in grado di parlare italiano (anche se i suoi discorsi sono stati un po’ sconclusionati) poiché per 43 anni ha lavorato in Germania con amici siciliani, mi ha dato un passaggio - dopo essersi sincerato che non fossi albanese - fino al vicino paese di Sagiada, insistendo dapprima per portarmi al bar, poi per comprarmi del pane (l’unica cosa che sono riuscito a rifiutare), e infine…
  • [C-D] …per farmi salire sull’autobus per Igoumenitsa, di cui mi ha anche pagato il biglietto. Non c’è stato verso di convincerlo che avrei preferito continuare in autostop…
  • [D-E] Dal punto in cui mi ha lasciato l’autobus, sono andato a piedi fino all’autostrada, piazzandomi giusto all’uscita di un tunnel.
  • [E-F] Vasilio, su un carro attrezzi, oltre a regalarmi delle pesche e farmi usare il caricabatterie da auto per il cellulare, avrebbe potuto portarmi anche oltre, ma mi ha giustamente consigliato di fermarmi al casello dove avrei potuto trovare facilmente un altro passaggio.
  • [F-G] Piotr, per nulla loquace camionista bulgaro trapiantato a Thessaloniki, mi ha portato anche lui fino a un casello dove c’era ferma una lunghissima fila di camion, dicendo che probabilmente qualcuno di essi era diretto a Sofia. Ovviamente nessuno lo era…
  • [G-H] Appena terminato di chiedere un passaggio a tutti i camionisti presenti, mi stavo dirigendo al casello quando si è fermata un’auto contenente quattro uomini albanesi, uno dei quali sarebbe sceso poco dopo nel bel mezzo dell’autostrada, per scavalcarne la recinzione e proseguire sulla sottostante statale; ne avremmo caricato un altro poco prima di arrivare a destinazione, una stazione degli autobus alla periferia di Thessaloniki, dove il guidatore - un uomo pieno d’oro, sotto forma di anelli, catene e denti finti - ha cercato (invano) di chiedermi «10 euro per una birra»…
  • [H-I] Grazie al wifi gratuito della stazione, ho potuto controllare i consigli di HitchWiki per uscire dalla città e, pur con qualche difficoltà nei cambi, metterli in pratica. Un ringraziamento speciale all’autista dell’ultimo autobus, che non mi ha fatto scendere quando - prima ancora della partenza - mi ha chiesto il biglietto e gli ho detto che non l’avevo.
  • [I-J] Sceso nel villaggio di Assiros, ho provato a raggiungere l’autostrada a piedi, chiedendo indicazioni ai locali. Uno di loro, Kostas, si è offerto di accompagnarmici in auto… da dove mi ha lasciato ho solo dovuto scendere una scarpata, ma almeno ho trovato un punto privo di recinzione.
  • [J-K] Immediatamente dopo aver raggiunto l’autostrada, si è fermato Ivan, uomo bulgaro a bordo di un furgoncino stracarico di cose di ogni genere… così, mentre il mio zaino era comodamente alloggiato nel retro, io ho viaggiato incastrato tra un rotolo di tappeti e una cassetta per gli attrezzi, con per colonna sonora una cassetta di canzoni ecclesiastiche (pur non comprendendo le parole, le melodie erano inconfondibili) e il continuo trillo dell’eccesso di velocità del navigatore. Al confine greco la parola “autostoppista” ha scatenato i sospetti delle guardie di frontiera, che hanno scrupolosamente analizzato il mio passaporto e poi mi hanno chiesto ulteriori documenti… alla fine, dopo svariati minuti di perplessità, si sono dovuti accontentare della patente scaduta e ci hanno lasciato ripartire; le loro controparti bulgare, invece, non mi hanno degnato nemmeno di uno sguardo, concentrandosi piuttosto sul controllo del carico del furgoncino.
  • [K-L] Nella gasolinera in cui sono stato lasciato da Ivan (che mi ha anche regalato delle pesche, come Vasilio qualche ora prima), ho immediatamente rimediato un passaggio diretto per Sofia da Ina e, per coincidenza, un altro Ivan, una coppia a distanza - lei giornalista, lui ingegnere - di ritorno da una delle “100 mete turistiche della Bulgaria”.

Dal punto in cui mi hanno lasciato ho dovuto percorrere solo pochissima strada a piedi per arrivare a casa di Anita, la CouchSurfer autostoppista a cui avevo lasciato le mie cose, che ringrazio ancora una volta per l’ospitalità.

Source: binged.it

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  • 6 months ago
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Una conchiglia di nautilus, la cui forma a spirale logaritmica si avvicina molto a quella della spirale di Fibonacci, che ha per me un significato particolare… di recente ancor di più grazie a un particolare incontro fatto, per coincidenza, esattamente a metà dei 100 giorni di vegabondaggi in giro per l’Italia. Cos’ha a che vedere con il mio secondo giorno a Sofia, quindi? Un momento, ora ci arrivo…
Dopo il Free Sofia Tour sono andato a pranzare presso l’ottimo locale (una via di mezzo tra un panificio artigianale e un ristorante veg*ano) SlantseLuna, e lì mi è venuto in mente di chiedere se conoscessero un tatuatore che fosse vegan o almeno usasse inchiostri e materiali cruelty-free.
Mi hanno così indirizzato al vicino studio di Momchil Genov, artista vegetariano e straight-edge che, in un ottimo inglese, mi ha confidato di aver comprato appositamente degli inchiostri vegan ma - a parte il nero - di non trovarli di qualità sufficiente. Una breve ricerca su internet ha però rivelato che anche gli inchiostri che usa abitualmente, gli Eternal, sono completamente privi di derivati animali! Parlando poi del prodotto che avrei dovuto usare per il trattamento post-tatuaggio (la volta precedente i ragazzi dello studio Cherry Tattoo mi avevano regalato della vaselina 100% vegetale di Lush), mi ha molto gentilmente accompagnato nel negozio biologico proprio lì accanto e mi ha aiutato a comprare una crema non testata su animali.
A questo punto non restava che metterci d’accordo sul soggetto: una veloce ricerca di immagini della conchiglia in questione, qualche modifica a una di esse, la scelta della tonalità di verde (lo so che non esistono conchiglie verdi… embè? e comunque, ne siamo sicuri?) e via, approfittando del fatto che per coincidenza quel pomeriggio non aveva altri appuntamenti, è iniziata la dolorosa operazione… con colonna sonora, per caso, il mio album preferito dei Pearl Jam.
Sono molto soddisfatto del risultato ma, data la posizione (il polpaccio destro), non riesco a scattarne una foto decente, quindi quest’immagine è l’unica che posterò al riguardo. A posteriori, mi fa molto piacere anche aver fatto questo tatuaggio a Sofia, che è stata il punto centrale di un intero mese di meravigliosi vegabondaggi balcanici.
Nota finale: per un’altra coincidenza, ho incontrato nuovamente Momchil un paio di settimane dopo, uscendo da Veda House (un altro locale veg*ano) insieme a Lidia, Alexandra e Nicholas, di cui parlerò prossimamente.
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Una conchiglia di nautilus, la cui forma a spirale logaritmica si avvicina molto a quella della spirale di Fibonacci, che ha per me un significato particolare… di recente ancor di più grazie a un particolare incontro fatto, per coincidenza, esattamente a metà dei 100 giorni di vegabondaggi in giro per l’Italia. Cos’ha a che vedere con il mio secondo giorno a Sofia, quindi? Un momento, ora ci arrivo…

Dopo il Free Sofia Tour sono andato a pranzare presso l’ottimo locale (una via di mezzo tra un panificio artigianale e un ristorante veg*ano) SlantseLuna, e lì mi è venuto in mente di chiedere se conoscessero un tatuatore che fosse vegan o almeno usasse inchiostri e materiali cruelty-free.

Mi hanno così indirizzato al vicino studio di Momchil Genov, artista vegetariano e straight-edge che, in un ottimo inglese, mi ha confidato di aver comprato appositamente degli inchiostri vegan ma - a parte il nero - di non trovarli di qualità sufficiente. Una breve ricerca su internet ha però rivelato che anche gli inchiostri che usa abitualmente, gli Eternal, sono completamente privi di derivati animali! Parlando poi del prodotto che avrei dovuto usare per il trattamento post-tatuaggio (la volta precedente i ragazzi dello studio Cherry Tattoo mi avevano regalato della vaselina 100% vegetale di Lush), mi ha molto gentilmente accompagnato nel negozio biologico proprio lì accanto e mi ha aiutato a comprare una crema non testata su animali.

A questo punto non restava che metterci d’accordo sul soggetto: una veloce ricerca di immagini della conchiglia in questione, qualche modifica a una di esse, la scelta della tonalità di verde (lo so che non esistono conchiglie verdi… embè? e comunque, ne siamo sicuri?) e via, approfittando del fatto che per coincidenza quel pomeriggio non aveva altri appuntamenti, è iniziata la dolorosa operazione… con colonna sonora, per caso, il mio album preferito dei Pearl Jam.

Sono molto soddisfatto del risultato ma, data la posizione (il polpaccio destro), non riesco a scattarne una foto decente, quindi quest’immagine è l’unica che posterò al riguardo. A posteriori, mi fa molto piacere anche aver fatto questo tatuaggio a Sofia, che è stata il punto centrale di un intero mese di meravigliosi vegabondaggi balcanici.

Nota finale: per un’altra coincidenza, ho incontrato nuovamente Momchil un paio di settimane dopo, uscendo da Veda House (un altro locale veg*ano) insieme a Lidia, Alexandra e Nicholas, di cui parlerò prossimamente.

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24 agosto 2012: di nuovo Bucureşti

Il mio terzo giorno a Bucarest è iniziato andando a recuperare i miei bagagli a casa di Vera, la disponibilissima CouchSurfer che mi aveva ospitato - dietro richiesta last-minute - due giorni prima.

Dopo averla salutata sono tornato allo stupendo Parcul Cişmigiu, fermandomi lungo la strada a mangiare uno squisito - ed enorme - dolce ripieno di cioccolata, “de post” e quindi vegan. Al parco sono stato raggiunto da Ivona, che mi ha successivamente offerto riparo dal caldo asfissiante nel suo ufficio, dove ho anche consumato un pasto a base di riso ai funghi e sarmale (anche questi “de post”, cioè in versione senza carne), acquistato grazie all’aiuto di una simpatica vecchietta che parlava un perfetto inglese.

Tornati a casa, dopo aver passato buona parte del pomeriggio a raccontare a Ivona dei miei vegabondaggi(in pratica le ho riassunto quasi tutto il contenuto di questo blog :D), ha avuto luogo una delle ormai consuete ma comunque incredibili coincidenze.

La sfilza di avvenimenti a cui mi riferisco verte intorno a una persona importante del mio passato… ecco cos’è successo nell’arco di poche decine di minuti:

  • Diana mi ha chiesto se conoscessi un famoso serial televisivo italiano - trasmesso in quel momento su una televisione rumena - la cui protagonista ha lo stesso nome (che è anche parte del titolo del serial stesso) di questa persona;
  • Ivona, parlando di cinema, mi ha rivelato che il suo film preferito è lo stesso della ragazza in questione;
  • subito dopo, il suo stereo ha iniziato a suonare canzoni degli Smiths, gruppo che aveva avuto notevole importanza nella nostra relazione;
  • quando le stavo raccontando quale loro canzone in particolare rivestisse per me un significato speciale, è partita proprio tale canzone;
  • mentre accadeva tutto questo, la persona stessa è apparsa online (cosa piuttosto infrequente, in genere) e abbiamo iniziato a chattare, dopo mesi dall’ultima volta che ci eravamo visti o comunque avuto contatti di qualche tipo…
    • #2012.08.24
    • #romania
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  • 8 months ago
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13 agosto 2012: da Tăuţii-Măgherăuş a Sânpaul (circa 240 km)
Dopo la solita colazione carovaniera, ci siamo rimessi in strada con l’intenzione di fare una tappa ben più lunga di quelle finora percorse; in brevissimo tempo abbiamo trovato un passaggio [A-B] in dieci, sul pulmino di Dino, Maria e loro figlio Flavio. Durante il viaggio abbiamo conversato in italiano dato che loro vivono vicino Roma, precisamente ad Aranova (come, per coincidenza, uno dei miei cugini).Mentre Vincenzo, Fabrizio e Simone hanno proseguito il passaggio fino al centro commerciale dove la famigliola si stava recando, il resto della compagnia (a parte qualcuno fermatosi al bar) si è rimesso in strada, trovando così poco dopo un passaggio [B-C] nel vano di carico del furgoncino di Victor. Di questo passaggio, preso con Valentina, Michele, Diana e Mimmo, dirò meglio in uno dei prossimi post.Il tragitto successivo [C-D] l’abbiamo compiuto su un autobus di linea a cui abbiamo subito spiegato che stavamo cercando un passaggio “fără bani” (senza soldi). Il gentile autista ci ha fatto salire comunque e ci ha portato fino al centro di Cluj-Napoca, che abbiamo poi attraversato a piedi [D-E] fino alla periferia, ritrovano lungo il percorso Gabriella, Fabrizio e Simone.Il successivo [E-F] è stato un passaggio breve ma che mi ha fatto risparmiare un salitone, insieme a Enzo che, per coincidenza, fa l’agente immobiliare come chi ce l’ha dato, Valentin.Subito dopo ne abbiamo trovato uno [F-G] su un furgoncino che avrebbe avuto spazio per tutti, nel vano di carico, dove si trovava anche un sedile. Yuri e il suo amico Peppone (in realtà non mi ha detto il suo nome, ma era uguale a Gino Cervi) ci hanno così portato fino a Turda, che abbiamo poi attraversato a piedi [G-H] fino a una gasolinera.Lì ci hanno caricato - e portato apposta fino a Câmpia Turzii [H-I] - Vasil, Korina e il loro bimbo Alex. Ancora una volta abbiamo potuto parlare in italiano perché la coppia lavora a Milano.Dopo aver percorso un altro tragitto a piedi [I-J] siamo stati caricati, insieme ad altri tre autostoppisti autoctoni, su un pulmino guidato da Nicu, che non solo non ci ha chiesto soldi - in Romania è usanza contribuire con qualche leu quando si riceve un passaggio, e infatti gli altri tre scesi prima di noi avevano le banconote pronte - ma ci ha anche portato [J-K] fino alla nostra destinazione nonostante fosse ben più avanti della sua, Iernut.
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13 agosto 2012: da Tăuţii-Măgherăuş a Sânpaul (circa 240 km)

Dopo la solita colazione carovaniera, ci siamo rimessi in strada con l’intenzione di fare una tappa ben più lunga di quelle finora percorse; in brevissimo tempo abbiamo trovato un passaggio [A-B] in dieci, sul pulmino di Dino, Maria e loro figlio Flavio. Durante il viaggio abbiamo conversato in italiano dato che loro vivono vicino Roma, precisamente ad Aranova (come, per coincidenza, uno dei miei cugini).

Mentre Vincenzo, Fabrizio e Simone hanno proseguito il passaggio fino al centro commerciale dove la famigliola si stava recando, il resto della compagnia (a parte qualcuno fermatosi al bar) si è rimesso in strada, trovando così poco dopo un passaggio [B-C] nel vano di carico del furgoncino di Victor. Di questo passaggio, preso con Valentina, Michele, Diana e Mimmo, dirò meglio in uno dei prossimi post.

Il tragitto successivo [C-D] l’abbiamo compiuto su un autobus di linea a cui abbiamo subito spiegato che stavamo cercando un passaggio “fără bani” (senza soldi). Il gentile autista ci ha fatto salire comunque e ci ha portato fino al centro di Cluj-Napoca, che abbiamo poi attraversato a piedi [D-E] fino alla periferia, ritrovano lungo il percorso Gabriella, Fabrizio e Simone.

Il successivo [E-F] è stato un passaggio breve ma che mi ha fatto risparmiare un salitone, insieme a Enzo che, per coincidenza, fa l’agente immobiliare come chi ce l’ha dato, Valentin.

Subito dopo ne abbiamo trovato uno [F-G] su un furgoncino che avrebbe avuto spazio per tutti, nel vano di carico, dove si trovava anche un sedile. Yuri e il suo amico Peppone (in realtà non mi ha detto il suo nome, ma era uguale a Gino Cervi) ci hanno così portato fino a Turda, che abbiamo poi attraversato a piedi [G-H] fino a una gasolinera.

Lì ci hanno caricato - e portato apposta fino a Câmpia Turzii [H-I] - Vasil, Korina e il loro bimbo Alex. Ancora una volta abbiamo potuto parlare in italiano perché la coppia lavora a Milano.

Dopo aver percorso un altro tragitto a piedi [I-J] siamo stati caricati, insieme ad altri tre autostoppisti autoctoni, su un pulmino guidato da Nicu, che non solo non ci ha chiesto soldi - in Romania è usanza contribuire con qualche leu quando si riceve un passaggio, e infatti gli altri tre scesi prima di noi avevano le banconote pronte - ma ci ha anche portato [J-K] fino alla nostra destinazione nonostante fosse ben più avanti della sua, Iernut.

Source: goo.gl

    • #2012.08.13
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Masu, uno dei macachi con cui ho legato maggiormente. Per coincidenza, avremmo potuto incontrarci a Gioiosa Marea, ma ci siamo “lisciati” di un paio d’ore…
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Masu, uno dei macachi con cui ho legato maggiormente. Per coincidenza, avremmo potuto incontrarci a Gioiosa Marea, ma ci siamo “lisciati” di un paio d’ore…

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