7 ottobre 2012: da Tunceli/Dersim a Trabzon, circa 360 km.
Dopo il primo passaggio da parte di Veli e Çaner (v. post precedente), io, Jo ed Emée abbiamo rapidamente lasciato Tunceli/Dersim [punto A] grazie al breve passaggio di un minibus guidato da un uomo e con cinque passeggere di varie età… dal loro affiatamento ci siamo presto resi conto che non si tratta di un dolmuş ma di un mezzo privato, e la cosa viene confermata arrivati a destinazione, quando ci hanno invitato a casa loro.
Essendo appena partiti, abbiamo declinato cortesemente per piazzarci di fronte a un chiosco/bar/ristorante, dove dopo un po’ d’attesa abbiamo rimediato il passaggio successivo, ben più lungo [fino a Erzincan - punto B], da parte di un camionista di nome Erul. Delle peculiarità di tale passaggio - oltre a un paio di soste, tra cui una pausa-pranzo (per noi solo çay) e una per caricare del legno e farci regalare dell’uva :) - parlerò meglio in uno dei prossimi post.
Dopo un’ora di porro, con la colonna sonora assicurata dalla tromba di Emée, non appena quest’ultima ha deciso di “mettersi d’impegno” e “chiedere all’Universo” di farci trovare un passaggio, si è spezzato l’incantesimo e si è fermata un’auto con due persone a bordo; per qualche motivo, anziché caricarci direttamente, il guidatore ha fermato il pickup del loro amico Kadirhan, per poi sostituirlo alla guida durante una sosta poco dopo.
Anche il passaggio successivo - datoci da Cengiz, Erdal e Hussein - merita di essere raccontato in un post a parte; intanto dirò solo che con loro siamo arrivati fino alla nostra destinazione sulla costa del Mar Nero: Trabzon [punto C], in italiano meglio nota col proverbiale nome di Tresibonda.
Source: binged.it
6 ottobre 2012: da Diyarbakır a Tunceli/Dersim (circa 240 km).
Partiti a piedi - dopo i doverosi saluti - da casa del nostro ospite (Hasan, il famoso “vecchio hippie” CouchSurfer di Diyarbakır [punto A della prima mappa]), io e le mie compagne di viaggio Jo ed Emée abbiamo avuto il tempo di percorrere appena 500 metri prima di ricevere un passaggio da Sahid, che ci ha portato fino alla strada principale.
Da lì Mehtin ci ha dato un passaggio fino a Ergani [punto B della prima mappa], accompagnandoci apposta fino alla fine della città, dove abbiamo poi trovato Doğal. Con lui abbiamo raggiunto lo splendido bacino, seppur artificiale, creato dalla diga di Keban sul fiume Eufrate, una delle opere più distruttive della recente storia turca.
Dopo la traghettata [che né le mappe di Google né quelle di Bing conoscono], abbiamo scoperto che anche Doğal era diretto alla nostra stessa destinazione [punto B della seconda mappa]: Tunceli, più conosciuta col nome curdo di Dersim, anche a causa della ribellione contro il governo turco e la conseguente repressione sotto forma di massacro.
28 settembre - 4 ottobre 2012: da Sofia (Bulgaria) a Diyarbakır (Turchia), circa 2.550 km
Ricapitolo qui una settimana di vegabondaggi senza tregua, e quasi senza sonno:
- 28 settembre: A-B, da Sofia a un’area parcheggio nei pressi di Edirne (circa 315 km)
- 29 settembre: B-C, dai pressi di Edirne a Istanbul (circa 300 km)
- 30 settembre: C-D, da Istanbul a Kütahya (circa 350 km)
- 1 ottobre: D-E, da Kütahya a Antalya passando per Tekirova (circa 480 km)
- 2 ottobre: E-F, da Antalya a Gazipaşa (circa 180 km)
- 3 ottobre: F-G, da Gazipaşa ad Adana (circa 390 km)
- La notte del 4 ottobre: G-H, da Adana a Diyarbakır (circa 540 km)
Source: binged.it
4 ottobre 2012: l’arrivo a Diyarbakır
Durante il tragitto in autobus [v. post precedente] sono passato molto vicino a quella che proprio in quel momento era l’area più calda del Medio Oriente… io non ne avevo idea, e il mio viaggio è stato del tutto tranquillo e privo di avvenimenti, a parte una sosta in un area ristoro a metà strada [punto C di questo vegabondaggio]. Qui ho ricevuto i prii dei banconisti - a cui sono anche riuscito a spiegare che cercavo del cibo vegan - e un tentativo di fregatura (cercando di farmi pagare quasi il doppio del dovuto) da parte del cassiere, sventato per fortuna dall’intervento di uno dei banconisti suddetti.
E così, alle prime luci dell’alba sono arrivato a Diyarbakır, la capitale non ufficiale del Kurdistan turco… dopo essermi dato una rinfrescata alla gasolinera dov’ero giunto, sono andato a chiedere informazioni (a due giovani nell’unico negozietto aperto in quel momento) per raggiungere la mia meta: una zona chiamata Toplu Konut - cioè più o meno “insediamento di massa” - che era impossibile trovare su qualsiasi mappa; anzi anche semplicemente reperire informazioni al riguardo era stata un’impresa.
In ogni caso, con le poche e incerte indicazioni datemi mi sono quindi avviato a piedi attraverso la città, sperando di andare quantomeno nella direzione giusta. Durante la passeggiata ho visto risvegliarsi i vicoli del centro, ricevendo anche l’ormai imprescindibile invito per un çay, nella fattispecie da parte di un fornaio… e per coincidenza (ma neanche poi tanto, visto l’orario antelucano), era un fornaio anche Nezat, che mi ha dato un passaggio dalla fine del centro città all’incrocio con la strada principale che porta verso Toplu Konut.
Subito dopo, il giovane Baybam mi ha portato per un breve tratto, fino all’interno del quartiere, dove ho iniziato a chiedere a chiunque passasse indicazioni per il palazzo che stavo cercando, ricevendo una risposta diversa ogni volta. Per mia fortuna, alla fine il gentilissimo Selim si è offerto di accompagnarmi in auto (non prima di aver lasciato il figlioletto Robin a scuola)… avendo anche lui, pur abitando proprio lì e potendo chiedere indicazioni in turco, serie difficoltà a trovare il posto giusto.
Ma alla fine ci sono arrivato! E qui inizia un nuovo capitolo del mio viaggio…
3-4 ottobre 2012: da Adana a Diyarbakır (circa 540 km)
Immediatamente dopo aver girato l’angolo [punto A], nemmeno il tempo di alzare il pollice e si è fermato Şeyn, a cui ho potuto comunicare la mia intenzione di raggiungere l’autostrada e che mi ha quindi accompagnato fino alla rampa d’imbocco lì vicino.
Mi sono così trovato a fare l’autostop in mezzo a un gruppetto di bambin* e ragazzin* con una gran voglia di esercitare il loro inglese; come sempre in casi del genere, i loro tentativi d’essermi utili si sono rivelati del tutto controproducenti, ma nonostante ciò dopo pochissimo si è fermato Umut.
Con lui mi sono diretto verso la città dove abita, Ceyhan [punto B], facendo una sosta lungo la strada: mi ha infatti portato nel campo di un suo amico, dove si trovavano quest’ultimo, la sua ragazza e un’altra coppia, circondati dai resti di un picnic a base di birra e patatine… e forse anche qualcos’altro, data la persino eccessiva ilarità suscitata in loro dall’apprendere del mio viaggio.
Del resto del tragitto fino a Diyarbakir [punto D] parlerò nel prossimo post; e un altro ne dedicherò all’arrivo in tale città, avvenuto alle prime luci dell’alba con pochissime ore di sonno alle spalle, una meta precisa da raggiungere e nessuna idea su come farlo…
Source: binged.it
3 ottobre 2012: da Gazipaşa ad Adana (circa 390 km)
Quasi immediatamente dopo aver iniziato a camminare (v. post precedenti) a Gazipaşa [punto A], sono stato caricato da Durmuş, un simpaticissimo camionista alla guida di una scalcinata autobotte che, mi ha spiegato, era stata affittata per dei lavori a Istanbul, e ora che erano terminati a lui toccava il compito di riportarla ad Adana, la sua città; era partito quella mattina presto da Antalya, dove vive uno dei suoi cinque figli… durante il viaggio mi ha chiaramente parlato a lungo di ciascuno di loro, delle loro occupazioni e dislocazioni, tra la Turchia e gli USA.
La prima parte del lungo viaggio insieme è stata caratterizzata da panorami a dir poco meravigliosi, tanto che pur di vederli alla luce dello splendente sole era decisamente valsa la pena di rimanere bloccato così a lungo il giorno prima. Tra le tante bellezze della costa mediterranea ho potuto apprezzare anche una distesa di alberi di banane (che, per chi non lo sapesse, crescono all’insù), di cui in realtà ho potuto apprezzare anche i dolcissimi frutti: infatti, quando Durmuş si è fermato ad Anamur [punto B] per pranzare con una mercimek çorba, io non mi sono lasciato sfuggire l’opportunità di acquistare un casco di banane piccole e mature al punto giusto… una delizia che mi sono goduto ancor di più essendo davvero a km 0.
Ripartiti dopo l’irrinunciabile çay, abbiamo attraversato nel traffico la caldissima città di Mersin [punto C] e quella di Tarsus [punto D]; infine, giunti ad Adana quando il pomeriggio non era ancora inoltrato, mi sono fatto lasciare nel quartiere di Yüreğir [punto E], quello che a giudicare dalla mappa mi sembrava il più proficuo per continuare il mio viaggio. Mi sbagliavo di grosso, ma questa è un’altra storia…
Source: binged.it
2 ottobre 2012: da Antalya a Gazipaşa (circa 180 km)
Risvegliatomi ad Antalya [punto A] nell’umidità della notte precedente, non ho perso tempo a mettermi in strada: dopo una veloce sosta in gasolinera per le abluzioni mattutine, ho rapidamente trovato il primo passaggio della giornata, Sahid, fino all’aeroporto dove lavora.
Da lì sono immediatamente ripartito grazie a Ercan, simpaticissimo ex espatriato in Germania che ora gestisce una pensione a Side, e al suo fuoristrada dall’improbabile nome di “Samurai Dudu”.
L’ultimo passaggio che mi ha portato fino alle porte di Alanya [punto B] è stato Josif, giovane su un’auto sportiva, il quale - come testimoniava l’occhio nero - era stato coinvolto in una rissa la sera prima e si stava recando dalla polizia per denunciare il suo avversario.
Ai successivi due passaggi (Zacharia da Alanya a Mahmutlar [punto C] e Ramazan fino a Gazipaşa [punto D]), ma soprattutto a ciò che mi è accaduto nei lunghi intervalli tra un passaggio e l’altro, dedicherò alcuni dei prossimi post.
1 ottobre 2012: da Kütahya a Antalya (passando per Tekirova), circa 480 km.
Dopo una colazione da attacco cardiaco - nonostante fosse, almeno la mia ovviamente, vegana - preparataci da Mehmet (v. il vegabondaggio del giorno precedente), Monika e io ci siamo incamminati a piedi per un breve tragitto lungo la strada che portava da Küthaya [punto A] verso sud.
Dopo una brevissima attesa, siamo stati caricati da un camionista di nome Yener che, oltre a portarci fino ai pressi di Antalya [punto B], ha anche insistito per offrirci un lauto pranzo - anch’esso pesantissimo - al ristorante di una gasolinera a metà strada.
Raggiunta a piedi la rotatoria più vicina al punto in cui eravamo stati lasciati, ci siamo piazzati sulla strada verso sud e lì siamo stati immediatamente caricati da Kalsın, su un furgoncino con un unico sedile passeggeri, che ci ha portati fino a una gasolinera all’estrema periferia della città. Da lì con altri due passaggi siamo arrivati alla porte di Tekirova [punto C], e una rapida passeggiata ci ha portati all’inizio della stradina che porta al Sundance Camp, la meta finale di Monika: è qui infatti che si teneva la convention turca di giocoleria a cui avrebbe partecipato.
Dopo aver salutato la mia compagna di viaggio delle ultime due settimane (e averle lasciato la mappa dei Balcani di cui una gasolinera mi aveva gentilmente omaggiato all’inizio del mio viaggio), mi sono immediatamente rimesso in strada per tornare verso Antalya [punto D], riuscendoci nuovamente in due passaggi: Oscar, massaggiatore giovane&bello, e Nazmi, che mi ha lasciato in città quando era ormai buio.
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30 settembre 2012: da Istanbul a Kütahya (circa 350 km).
Dopo una breve attesa all’imbarco dei traghetti che da Fatih portano a Yalova, io e Monika ci siamo resi conto - grazie a una più attenta lettura della relativa pagina di HitchWiki - che non si trattava di quello che pensavamo, dove è facile trovare un passaggio poiché il costo del biglietto non dipende dal numero di passeggeri, bensì di uno decisamente più ostico a causa dell’elevata tariffa.
Ci siamo così decisi a fare l’autostop sulla strada direttamente lì dove ci trovavamo [punto A], e per coincidenza abbiamo così trovato un passaggio da parte di Feyzil e Veysel, diretti proprio all’imbarco - anche piuttosto distante - del traghetto che volevamo prendere. Dopo la traversata del Mar di Marmara, quindi, ci hanno lasciati a una gasolinera nei pressi di Yalova [punto B], dove i benzinai ci hanno offerto, nemmeno a dirlo, del çay.
Da lì, altri tre passaggi di gasolinera in gasolinera (in una delle quali ho perduto il mio fedele immondezzaio da viaggio) ci hanno portati fino all’incontro dapprima con tre poliziotti in borghese che ci hanno sottoposto, per la prima ma non ultima volta, al controllo del passaporto; e poi con quello che sarebbe stato un passaggio decisamente interessante [da C ad E, con una sosta in D]… e di cui parlerò nei prossimi post.
Source: binged.it
29 settembre 2012: dai pressi di Edirne a Istanbul (circa 300 km).
Seguendo il consiglio di Owen, ho attraversato insieme a Monika l’autostrada per raggiungere la gasolinera dal lato opposto [punto A], dove - ovviamente dopo aver bevuto il çay offertoci dai gestori - abbiamo convinto Fahri, uno dei due camionisti presenti, a portarci con sé verso la frontiera. Raggiunto l’inizio della coda di TIR in attesa di varcare il confine, abbiamo nuovamente attraversato l’autostrada per piazzarci vicino a un’altra gasolinera, dove poco dopo siamo stati caricati da Boslenko, camionista croato con cui la mia compagna di viaggio è stata in grado di comunicare in polacco, scoprendo così che era diretto in Kirgizistan e avrebbe quindi potuto lasciarci oltre Istanbul.
Arrivati alle porte [punto B] dell’immensa città, però, abbiamo scoperto che il ponte che congiunge Europa e Asia attraverso lo stretto del Bosforo è interdetto ai TIR durante alcune ore del giorno, e quindi Boslenko avrebbe dovuto attenderne la riapertura in una qualche area di parcheggio. Abbiamo così commesso l’enorme errore di non voler aspettare con lui, convinti di poter trovare velocemente un altro passaggio fuori città… in effetti, nonostante la presenza di un posto di blocco di alcuni poliziotti (che, grazie all’intercessione telefonica della moglie anglofona di uno di loro, ci hanno lasciati fare l’autostop in pace), qualche auto si è fermata, ma nessuna diretta dove ci sarebbe stato utile.
Dopo un discreto porro, comunque, abbiamo trovato quello che si sarebbe rivelato il passaggio più psichedelico mai capitatomi, come del resto si può intuire dal tragitto [da B a C]… ma i dettagli meritano un post a parte.
Source: binged.it
28 settembre 2012: da Sofia a un’area parcheggio nei pressi di Edirne (circa 315 km).
Salutate Eva e Maggie, e promesso a Nicholas che la prossima volta che sarei capitato a Sofia [punto A] avrei dormito sul divano dell’appartamento in cui stava per trasferirsi, Monika e io ci siamo avviati a piedi per raggiungere il punto dove avremmo dovuto prendere un autobus urbano in grado di portarci fuori città. Nonostante avessimo ricevuto istruzioni diverse da ogni fonte a cui ci siamo rivolti (HitchWiki, Anita e due o tre passanti), alla fine siamo riusciti - con un’intricata combinazione di bus e trolleybus, che per complicare le cose ulteriormente avevano lo stesso numero - a piazzarci nel punto giusto, grazie anche ad altri due autostoppisti autoctoni che ci hanno indicato dove scendere dall’autobus e altri due che ci hanno suggerito di camminare un po’.
Dopo un’attesa brevissima, si è fermato Süleyman (un nome che, per coincidenza, avevo già incontrato), camionista turco diretto a Istanbul. Un centinaio di kilometri dopo, ci siamo fermati in una gasolinera [punto B] che, per un’altra coincidenza, era la stessa dove esattamente un mese prima aveva fatto sosta il pick-up olandese con cui ero arrivato a Sofia… infatti, nonostante la gasolinera in questione fosse sul lato opposto dell’autostrada, Süleyman ha fatto appositamente inversione di marcia pur di fermarsi all’ottimo ristorante turco sul retro dell’area di servizio, dove ci avrebbe offerto un piatto di verdure e pide nonché il primo di un’infinita serie di çay.
Dopo un’altro paio di centinaia di kilometri, saremmo arrivati vicino al confine turco… ma ne parlerò in uno dei prossimi post.
Source: binged.it
Riepilogo della seconda parte (circa 3.500 km in totale) dei miei vegabondaggi balcanici:
- [A-B] 13-14 settembre: da Sofia, Bulgaria a Timişoara, Romania
- [B-C] 17 settembre: da Timişoara a Umka, Serbia
- [C-D] 18 settembre: da Umka a Bijelo Polje, Montenegro
- [D-E] 19 settembre: da Bijelo Polje a Cavtat, Croazia
- [E-F] 20 settembre: da Cavtat a Stup, Bosnia-Herzegovina
- [F-G] 21 settembre: da Stup a Zagreb, Croazia
- [G-H] 22 settembre: da Zagreb a Bibinje
- [H-I] 23 settembre: da Bibinje a Kaštela, con visita al Parco di Krka
- [I-J] 24 settembre: da Kaštela a Opuzen
- [J-K] 25 settembre: da Opuzen a Ɖakovica, Kosovo
- [K-L] 26 settembre: da Ɖakovica a Sofia, Bulgaria
Source: goo.gl
26 settembre 2012: da Ɖakovica, Kosovo a Sofia, Bulgaria; circa 380 km.
Il primo passaggio di questo vegabondaggio ci è stato dato da Arlian, conoscente dei nostri ospiti del giorno prima… o forse solo un altro avventore del ristorante di Ɖakovica dove ci trovavamo [punto A], a cui loro hanno chiesto di portarci con sé: infatti si trattava di un commerciale diretto a Suhareka [punto B].
Da lì, due studenti diritti a Pristine (Dibran e, per coincidenza, un altro Arlian) ci hanno suggerito di attraversare la Macedonia piuttosto che la Serbia com’era nostra intenzione, e ci hanno quindi lasciato al relativo bivio. I tre passaggi successivi sono stati tutti pressoché immediati: Fitim, un piastrellista sul suo furgoncino; Mohammed, che ci ha portati appositamente fino al confine pur abitando in un paese svariati kilometri prima; e Tone, che ci ha caricato nella “terra di nessuno” tra le due frontiere, affrontando anche l’ira dei tassisti che attendevano in terra macedone… ci stava quasi facendo scendere, ma li abbiamo convinti che in ogni caso non avremmo potuto pagare i loro servigi.
Arrivati all’autostrada vicino a Skopje [punto C], abbiamo attraversato a piedi lo svincolo per piazzarci nella direzione giusta e, dopo un discreto porro, siamo stati caricati da Stojance, un gigante di professione elettrauto, che - dopo una sosta di lavoro nei sobborghi della capitale macedone - ci ha portati appositamente fino all’inizio della strada che congiunge Kumenovo a Sofia [punto D].
Qui, grazie a un fantastico cartello procacciato da Monika con l’assistenza di una gentile barista, dopo pochissimo abbiamo trovato un passaggio da parte di una coppia diretta proprio nella capitale bulgara [punto E]: il mio omonimo Anton, che parlava un ottimo inglese, e la fidanzata Sylvie, che ha invece guidato per l’intero tragitto in quasi costante silenzio. Dopo esser stati fermati ben due volte, lungo la strada, da poliziotti che li hanno multati (credo in una sola delle due occasioni) per un fanale non funzionante, siamo finalmente arrivati a Sofia, dove ci hanno lasciato praticamente sotto casa di Lidia, che ci avrebbe ospitato entrambi per un paio di notti.
Source: binged.it
25 settembre 2012: da Opuzen, Croazia a Ɖakovica, Kosovo (circa 520 km).
Svegliatici nell’agrumeto, dopo aver approfittato del bagno della vicina gasolinera, Monika e io ci siamo presto rimessi in strada, affrontando così quello che si sarebbe rivelato il più lungo dei porri croati, ma per fortuna anche l’ultimo. Infatti, quando finalmente siamo riusciti a trovare un passaggio, si è trattato di Damir, autostoppista-in-gioventù ora divenuto uomo d’affari, che era diretto ad alcune centinaia di kilometri di distanza.
Avremmo quindi viaggiato con lui l’intera giornata, dal bivio dove ci trovavamo [punto A] fino a un altro [punto D] sulla recentemente ultimata autostrada che collega Tirana (la sua destinazione) con il Kosovo, dov’eravamo diretti noi. Insieme abbiamo quindi attraversato il Montenegro, ripercorrendo in senso inverso la strada che avevo compiuto durante questo vegabondaggio, inclusi il traghetto sulla baia di Kotor [punto B] e la periferia di Podgorica [punto C].
Subito dopo esser scesi dalla sua auto, un giovane fruttivendolo ci ha regalato un melone e un consiglio: «attenti, perché non siamo in Afghanistan ma quasi». Contrariamente alle sue catastrofiste previsioni, invece, non abbiamo avuto alcun problema: quasi subito si è fermata l’auto di Vadet e Pavi con a bordo anche il loro amico Eloni, l’unico che riusciva a comunicare con noi in uno (per quanto stentato) inglese.
La loro gentilezza e disponibilità si è mostrata già quando si sono fermati in una gasolinera, dove hanno insistito per offrirci qualcosa da bere (e fornire a Monika delle pastiglie per il suo mal di gola), ma è divenuta ancora più evidente quando si sono offerti di portarci con loro a Ɖakovica e offrirci ospitalità per la notte… di cui parlerò in uno dei prossimi post.
Source: binged.it

![3-4 ottobre 2012: da Adana a Diyarbakır (circa 540 km)
Immediatamente dopo aver girato l’angolo [punto A], nemmeno il tempo di alzare il pollice e si è fermato Şeyn, a cui ho potuto comunicare la mia intenzione di raggiungere l’autostrada e che mi ha quindi accompagnato fino alla rampa d’imbocco lì vicino.
Mi sono così trovato a fare l’autostop in mezzo a un gruppetto di bambin* e ragazzin* con una gran voglia di esercitare il loro inglese; come sempre in casi del genere, i loro tentativi d’essermi utili si sono rivelati del tutto controproducenti, ma nonostante ciò dopo pochissimo si è fermato Umut.
Con lui mi sono diretto verso la città dove abita, Ceyhan [punto B], facendo una sosta lungo la strada: mi ha infatti portato nel campo di un suo amico, dove si trovavano quest’ultimo, la sua ragazza e un’altra coppia, circondati dai resti di un picnic a base di birra e patatine… e forse anche qualcos’altro, data la persino eccessiva ilarità suscitata in loro dall’apprendere del mio viaggio.
Del resto del tragitto fino a Diyarbakir [punto D] parlerò nel prossimo post; e un altro ne dedicherò all’arrivo in tale città, avvenuto alle prime luci dell’alba con pochissime ore di sonno alle spalle, una meta precisa da raggiungere e nessuna idea su come farlo…](http://24.media.tumblr.com/77df8a7f04746f0ec17f8c81799ebf4a/tumblr_miyaudLArG1r89pyfo1_1280.png)
![3 ottobre 2012: da Gazipaşa ad Adana (circa 390 km)Quasi immediatamente dopo aver iniziato a camminare (v. post precedenti) a Gazipaşa [punto A], sono stato caricato da Durmuş, un simpaticissimo camionista alla guida di una scalcinata autobotte che, mi ha spiegato, era stata affittata per dei lavori a Istanbul, e ora che erano terminati a lui toccava il compito di riportarla ad Adana, la sua città; era partito quella mattina presto da Antalya, dove vive uno dei suoi cinque figli… durante il viaggio mi ha chiaramente parlato a lungo di ciascuno di loro, delle loro occupazioni e dislocazioni, tra la Turchia e gli USA.La prima parte del lungo viaggio insieme è stata caratterizzata da panorami a dir poco meravigliosi, tanto che pur di vederli alla luce dello splendente sole era decisamente valsa la pena di rimanere bloccato così a lungo il giorno prima. Tra le tante bellezze della costa mediterranea ho potuto apprezzare anche una distesa di alberi di banane (che, per chi non lo sapesse, crescono all’insù), di cui in realtà ho potuto apprezzare anche i dolcissimi frutti: infatti, quando Durmuş si è fermato ad Anamur [punto B] per pranzare con una mercimek çorba, io non mi sono lasciato sfuggire l’opportunità di acquistare un casco di banane piccole e mature al punto giusto… una delizia che mi sono goduto ancor di più essendo davvero a km 0.Ripartiti dopo l’irrinunciabile çay, abbiamo attraversato nel traffico la caldissima città di Mersin [punto C] e quella di Tarsus [punto D]; infine, giunti ad Adana quando il pomeriggio non era ancora inoltrato, mi sono fatto lasciare nel quartiere di Yüreğir [punto E], quello che a giudicare dalla mappa mi sembrava il più proficuo per continuare il mio viaggio. Mi sbagliavo di grosso, ma questa è un’altra storia…](http://24.media.tumblr.com/e2e6bbe84ddd8b4cf76b13aff802cf57/tumblr_mihpq2KC6K1r89pyfo1_1280.png)
![2 ottobre 2012: da Antalya a Gazipaşa (circa 180 km)
Risvegliatomi ad Antalya [punto A] nell’umidità della notte precedente, non ho perso tempo a mettermi in strada: dopo una veloce sosta in gasolinera per le abluzioni mattutine, ho rapidamente trovato il primo passaggio della giornata, Sahid, fino all’aeroporto dove lavora.
Da lì sono immediatamente ripartito grazie a Ercan, simpaticissimo ex espatriato in Germania che ora gestisce una pensione a Side, e al suo fuoristrada dall’improbabile nome di “Samurai Dudu”.
L’ultimo passaggio che mi ha portato fino alle porte di Alanya [punto B] è stato Josif, giovane su un’auto sportiva, il quale - come testimoniava l’occhio nero - era stato coinvolto in una rissa la sera prima e si stava recando dalla polizia per denunciare il suo avversario.
Ai successivi due passaggi (Zacharia da Alanya a Mahmutlar [punto C] e Ramazan fino a Gazipaşa [punto D]), ma soprattutto a ciò che mi è accaduto nei lunghi intervalli tra un passaggio e l’altro, dedicherò alcuni dei prossimi post.](http://25.media.tumblr.com/fe317fa2a2873a56b95873395a8fa9f9/tumblr_mh7fl3ZRIq1r89pyfo1_1280.png)
![1 ottobre 2012: da Kütahya a Antalya (passando per Tekirova), circa 480 km.
Dopo una colazione da attacco cardiaco - nonostante fosse, almeno la mia ovviamente, vegana - preparataci da Mehmet (v. il vegabondaggio del giorno precedente), Monika e io ci siamo incamminati a piedi per un breve tragitto lungo la strada che portava da Küthaya [punto A] verso sud.
Dopo una brevissima attesa, siamo stati caricati da un camionista di nome Yener che, oltre a portarci fino ai pressi di Antalya [punto B], ha anche insistito per offrirci un lauto pranzo - anch’esso pesantissimo - al ristorante di una gasolinera a metà strada.
Raggiunta a piedi la rotatoria più vicina al punto in cui eravamo stati lasciati, ci siamo piazzati sulla strada verso sud e lì siamo stati immediatamente caricati da Kalsın, su un furgoncino con un unico sedile passeggeri, che ci ha portati fino a una gasolinera all’estrema periferia della città. Da lì con altri due passaggi siamo arrivati alla porte di Tekirova [punto C], e una rapida passeggiata ci ha portati all’inizio della stradina che porta al Sundance Camp, la meta finale di Monika: è qui infatti che si teneva la convention turca di giocoleria a cui avrebbe partecipato.
Dopo aver salutato la mia compagna di viaggio delle ultime due settimane (e averle lasciato la mappa dei Balcani di cui una gasolinera mi aveva gentilmente omaggiato all’inizio del mio viaggio), mi sono immediatamente rimesso in strada per tornare verso Antalya [punto D], riuscendoci nuovamente in due passaggi: Oscar, massaggiatore giovane&bello, e Nazmi, che mi ha lasciato in città quando era ormai buio.](http://24.media.tumblr.com/f6b338c8354263fedcaec65b5608087c/tumblr_mgqmphMcU11r89pyfo1_r1_500.png)
![30 settembre 2012: da Istanbul a Kütahya (circa 350 km).
Dopo una breve attesa all’imbarco dei traghetti che da Fatih portano a Yalova, io e Monika ci siamo resi conto - grazie a una più attenta lettura della relativa pagina di HitchWiki - che non si trattava di quello che pensavamo, dove è facile trovare un passaggio poiché il costo del biglietto non dipende dal numero di passeggeri, bensì di uno decisamente più ostico a causa dell’elevata tariffa.
Ci siamo così decisi a fare l’autostop sulla strada direttamente lì dove ci trovavamo [punto A], e per coincidenza abbiamo così trovato un passaggio da parte di Feyzil e Veysel, diretti proprio all’imbarco - anche piuttosto distante - del traghetto che volevamo prendere. Dopo la traversata del Mar di Marmara, quindi, ci hanno lasciati a una gasolinera nei pressi di Yalova [punto B], dove i benzinai ci hanno offerto, nemmeno a dirlo, del çay.
Da lì, altri tre passaggi di gasolinera in gasolinera (in una delle quali ho perduto il mio fedele immondezzaio da viaggio) ci hanno portati fino all’incontro dapprima con tre poliziotti in borghese che ci hanno sottoposto, per la prima ma non ultima volta, al controllo del passaporto; e poi con quello che sarebbe stato un passaggio decisamente interessante [da C ad E, con una sosta in D]… e di cui parlerò nei prossimi post.](http://24.media.tumblr.com/cd18ddb996aeb90f3c2b933f14dd1431/tumblr_mg3o19arvR1r89pyfo1_400.png)
![29 settembre 2012: dai pressi di Edirne a Istanbul (circa 300 km).
Seguendo il consiglio di Owen, ho attraversato insieme a Monika l’autostrada per raggiungere la gasolinera dal lato opposto [punto A], dove - ovviamente dopo aver bevuto il çay offertoci dai gestori - abbiamo convinto Fahri, uno dei due camionisti presenti, a portarci con sé verso la frontiera. Raggiunto l’inizio della coda di TIR in attesa di varcare il confine, abbiamo nuovamente attraversato l’autostrada per piazzarci vicino a un’altra gasolinera, dove poco dopo siamo stati caricati da Boslenko, camionista croato con cui la mia compagna di viaggio è stata in grado di comunicare in polacco, scoprendo così che era diretto in Kirgizistan e avrebbe quindi potuto lasciarci oltre Istanbul.
Arrivati alle porte [punto B] dell’immensa città, però, abbiamo scoperto che il ponte che congiunge Europa e Asia attraverso lo stretto del Bosforo è interdetto ai TIR durante alcune ore del giorno, e quindi Boslenko avrebbe dovuto attenderne la riapertura in una qualche area di parcheggio. Abbiamo così commesso l’enorme errore di non voler aspettare con lui, convinti di poter trovare velocemente un altro passaggio fuori città… in effetti, nonostante la presenza di un posto di blocco di alcuni poliziotti (che, grazie all’intercessione telefonica della moglie anglofona di uno di loro, ci hanno lasciati fare l’autostop in pace), qualche auto si è fermata, ma nessuna diretta dove ci sarebbe stato utile.
Dopo un discreto porro, comunque, abbiamo trovato quello che si sarebbe rivelato il passaggio più psichedelico mai capitatomi, come del resto si può intuire dal tragitto [da B a C]… ma i dettagli meritano un post a parte.](http://24.media.tumblr.com/96e07659dfc7ab7d624cad8533493e27/tumblr_mg1q8edWqB1r89pyfo1_r1_1280.png)
![28 settembre 2012: da Sofia a un’area parcheggio nei pressi di Edirne (circa 315 km).Salutate Eva e Maggie, e promesso a Nicholas che la prossima volta che sarei capitato a Sofia [punto A] avrei dormito sul divano dell’appartamento in cui stava per trasferirsi, Monika e io ci siamo avviati a piedi per raggiungere il punto dove avremmo dovuto prendere un autobus urbano in grado di portarci fuori città. Nonostante avessimo ricevuto istruzioni diverse da ogni fonte a cui ci siamo rivolti (HitchWiki, Anita e due o tre passanti), alla fine siamo riusciti - con un’intricata combinazione di bus e trolleybus, che per complicare le cose ulteriormente avevano lo stesso numero - a piazzarci nel punto giusto, grazie anche ad altri due autostoppisti autoctoni che ci hanno indicato dove scendere dall’autobus e altri due che ci hanno suggerito di camminare un po’.Dopo un’attesa brevissima, si è fermato Süleyman (un nome che, per coincidenza, avevo già incontrato), camionista turco diretto a Istanbul. Un centinaio di kilometri dopo, ci siamo fermati in una gasolinera [punto B] che, per un’altra coincidenza, era la stessa dove esattamente un mese prima aveva fatto sosta il pick-up olandese con cui ero arrivato a Sofia… infatti, nonostante la gasolinera in questione fosse sul lato opposto dell’autostrada, Süleyman ha fatto appositamente inversione di marcia pur di fermarsi all’ottimo ristorante turco sul retro dell’area di servizio, dove ci avrebbe offerto un piatto di verdure e pide nonché il primo di un’infinita serie di çay.
Dopo un’altro paio di centinaia di kilometri, saremmo arrivati vicino al confine turco… ma ne parlerò in uno dei prossimi post.](http://25.media.tumblr.com/047ccfd892e067001a7df5204b42f0c3/tumblr_mfcoqy8JO31r89pyfo1_1280.png)
![Riepilogo della seconda parte (circa 3.500 km in totale) dei miei vegabondaggi balcanici:
[A-B] 13-14 settembre: da Sofia, Bulgaria a Timişoara, Romania
[B-C] 17 settembre: da Timişoara a Umka, Serbia
[C-D] 18 settembre: da Umka a Bijelo Polje, Montenegro
[D-E] 19 settembre: da Bijelo Polje a Cavtat, Croazia
[E-F] 20 settembre: da Cavtat a Stup, Bosnia-Herzegovina
[F-G] 21 settembre: da Stup a Zagreb, Croazia
[G-H] 22 settembre: da Zagreb a Bibinje
[H-I] 23 settembre: da Bibinje a Kaštela, con visita al Parco di Krka
[I-J] 24 settembre: da Kaštela a Opuzen
[J-K] 25 settembre: da Opuzen a Ɖakovica, Kosovo
[K-L] 26 settembre: da Ɖakovica a Sofia, Bulgaria](http://25.media.tumblr.com/tumblr_me9nhramYN1r89pyfo1_1280.png)
![26 settembre 2012: da Ɖakovica, Kosovo a Sofia, Bulgaria; circa 380 km.Il primo passaggio di questo vegabondaggio ci è stato dato da Arlian, conoscente dei nostri ospiti del giorno prima… o forse solo un altro avventore del ristorante di Ɖakovica dove ci trovavamo [punto A], a cui loro hanno chiesto di portarci con sé: infatti si trattava di un commerciale diretto a Suhareka [punto B].Da lì, due studenti diritti a Pristine (Dibran e, per coincidenza, un altro Arlian) ci hanno suggerito di attraversare la Macedonia piuttosto che la Serbia com’era nostra intenzione, e ci hanno quindi lasciato al relativo bivio. I tre passaggi successivi sono stati tutti pressoché immediati: Fitim, un piastrellista sul suo furgoncino; Mohammed, che ci ha portati appositamente fino al confine pur abitando in un paese svariati kilometri prima; e Tone, che ci ha caricato nella “terra di nessuno” tra le due frontiere, affrontando anche l’ira dei tassisti che attendevano in terra macedone… ci stava quasi facendo scendere, ma li abbiamo convinti che in ogni caso non avremmo potuto pagare i loro servigi.Arrivati all’autostrada vicino a Skopje [punto C], abbiamo attraversato a piedi lo svincolo per piazzarci nella direzione giusta e, dopo un discreto porro, siamo stati caricati da Stojance, un gigante di professione elettrauto, che - dopo una sosta di lavoro nei sobborghi della capitale macedone - ci ha portati appositamente fino all’inizio della strada che congiunge Kumenovo a Sofia [punto D].Qui, grazie a un fantastico cartello procacciato da Monika con l’assistenza di una gentile barista, dopo pochissimo abbiamo trovato un passaggio da parte di una coppia diretta proprio nella capitale bulgara [punto E]: il mio omonimo Anton, che parlava un ottimo inglese, e la fidanzata Sylvie, che ha invece guidato per l’intero tragitto in quasi costante silenzio. Dopo esser stati fermati ben due volte, lungo la strada, da poliziotti che li hanno multati (credo in una sola delle due occasioni) per un fanale non funzionante, siamo finalmente arrivati a Sofia, dove ci hanno lasciato praticamente sotto casa di Lidia, che ci avrebbe ospitato entrambi per un paio di notti.](http://25.media.tumblr.com/4dbf3153fae7567eff556a0cc17814b6/tumblr_mfckgnNw181r89pyfo1_1280.png)
![25 settembre 2012: da Opuzen, Croazia a Ɖakovica, Kosovo (circa 520 km).Svegliatici nell’agrumeto, dopo aver approfittato del bagno della vicina gasolinera, Monika e io ci siamo presto rimessi in strada, affrontando così quello che si sarebbe rivelato il più lungo dei porri croati, ma per fortuna anche l’ultimo. Infatti, quando finalmente siamo riusciti a trovare un passaggio, si è trattato di Damir, autostoppista-in-gioventù ora divenuto uomo d’affari, che era diretto ad alcune centinaia di kilometri di distanza.Avremmo quindi viaggiato con lui l’intera giornata, dal bivio dove ci trovavamo [punto A] fino a un altro [punto D] sulla recentemente ultimata autostrada che collega Tirana (la sua destinazione) con il Kosovo, dov’eravamo diretti noi. Insieme abbiamo quindi attraversato il Montenegro, ripercorrendo in senso inverso la strada che avevo compiuto durante questo vegabondaggio, inclusi il traghetto sulla baia di Kotor [punto B] e la periferia di Podgorica [punto C].Subito dopo esser scesi dalla sua auto, un giovane fruttivendolo ci ha regalato un melone e un consiglio: «attenti, perché non siamo in Afghanistan ma quasi». Contrariamente alle sue catastrofiste previsioni, invece, non abbiamo avuto alcun problema: quasi subito si è fermata l’auto di Vadet e Pavi con a bordo anche il loro amico Eloni, l’unico che riusciva a comunicare con noi in uno (per quanto stentato) inglese.
La loro gentilezza e disponibilità si è mostrata già quando si sono fermati in una gasolinera, dove hanno insistito per offrirci qualcosa da bere (e fornire a Monika delle pastiglie per il suo mal di gola), ma è divenuta ancora più evidente quando si sono offerti di portarci con loro a Ɖakovica e offrirci ospitalità per la notte… di cui parlerò in uno dei prossimi post.](http://24.media.tumblr.com/b60cd0b4163fafcafcea14199fe86300/tumblr_mf5cokVm791r89pyfo1_1280.png)

