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Sembra incredibile ma…

…è un dato di fatto: in sette mesi di vegabondaggi - i 100 giorni in giro per l’Italia [prima parte, seconda parte], la Carovana 2012, un mese in giro per i Balcani [prima parte, seconda parte], l’attraversamento della Turchia [prima parte, seconda parte], della Georgia, dell’Armenia e di Nagorno-Karabakh, e il frettoloso ritorno verso occidente - questo blog è stato aggiornato quotidianamente (e in certi periodi più volte al giorno), seppur con l’indispensabile aiuto dell’accodamento automatico dei post, ovviamente.

Invece, dal mio ritorno a Roma questa è già la seconda volta [senza contare i vari fuori tema] che debbo mettere il blog “in pausa” a tempo indeterminato; la prima è durata solo una decina di giorni, questa invece pare sia destinata a esser più lunga. Immagino sarà una soddisfazione per l’anonimo che mi invitava ad andare a lavorare…

Di sicuro ricomincerò ad aggiornare nuovamente appena possibile; nel frattempo, posso solo suggerire ai lettori particolarmente interessati (maddeché?) di approfittare per dare un’occhiata ai post precedenti, tramite l’archivio, la tagcloud o la funzione post casuale.

    • #comunicazioni di servizio
  • 3 weeks ago
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Da ora in poi, però, dovrei riuscire nuovamente ad aggiornare il blog con regolarità…
Le ultime parole famose… e invece no, la caotica vita a Roma ha avuto di nuovo la meglio sul mio proposito di scrivere almeno un post al giorno. Vediamo se il weekend mi permetterà di ritornare al passo o (com’è più probabile) mi farà rimanere ulteriormente indietro…
    • #comunicazioni di servizio
  • 1 month ago
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In un parco di Trabzon abbiamo incontrato questo simpatico laghetto pieno di papere, cigni e altri anatidi che però erano, evidentemente, o molto affamati o molto arrabbiati: uno di loro ha persino provato ripetutamente a mordermi un piede.
Solo il misterioso Uomo delle papere riesce impavidamente ad avvicinarsi loro per sfamarli rimanendo incolume…
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In un parco di Trabzon abbiamo incontrato questo simpatico laghetto pieno di papere, cigni e altri anatidi che però erano, evidentemente, o molto affamati o molto arrabbiati: uno di loro ha persino provato ripetutamente a mordermi un piede.
Solo il misterioso Uomo delle papere riesce impavidamente ad avvicinarsi loro per sfamarli rimanendo incolume…
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In un parco di Trabzon abbiamo incontrato questo simpatico laghetto pieno di papere, cigni e altri anatidi che però erano, evidentemente, o molto affamati o molto arrabbiati: uno di loro ha persino provato ripetutamente a mordermi un piede.
Solo il misterioso Uomo delle papere riesce impavidamente ad avvicinarsi loro per sfamarli rimanendo incolume…
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In un parco di Trabzon abbiamo incontrato questo simpatico laghetto pieno di papere, cigni e altri anatidi che però erano, evidentemente, o molto affamati o molto arrabbiati: uno di loro ha persino provato ripetutamente a mordermi un piede.
Solo il misterioso Uomo delle papere riesce impavidamente ad avvicinarsi loro per sfamarli rimanendo incolume…
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In un parco di Trabzon abbiamo incontrato questo simpatico laghetto pieno di papere, cigni e altri anatidi che però erano, evidentemente, o molto affamati o molto arrabbiati: uno di loro ha persino provato ripetutamente a mordermi un piede.
Solo il misterioso Uomo delle papere riesce impavidamente ad avvicinarsi loro per sfamarli rimanendo incolume…
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In un parco di Trabzon abbiamo incontrato questo simpatico laghetto pieno di papere, cigni e altri anatidi che però erano, evidentemente, o molto affamati o molto arrabbiati: uno di loro ha persino provato ripetutamente a mordermi un piede.
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In un parco di Trabzon abbiamo incontrato questo simpatico laghetto pieno di papere, cigni e altri anatidi che però erano, evidentemente, o molto affamati o molto arrabbiati: uno di loro ha persino provato ripetutamente a mordermi un piede.
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In un parco di Trabzon abbiamo incontrato questo simpatico laghetto pieno di papere, cigni e altri anatidi che però erano, evidentemente, o molto affamati o molto arrabbiati: uno di loro ha persino provato ripetutamente a mordermi un piede.
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In un parco di Trabzon abbiamo incontrato questo simpatico laghetto pieno di papere, cigni e altri anatidi che però erano, evidentemente, o molto affamati o molto arrabbiati: uno di loro ha persino provato ripetutamente a mordermi un piede.
Solo il misterioso Uomo delle papere riesce impavidamente ad avvicinarsi loro per sfamarli rimanendo incolume…
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In un parco di Trabzon abbiamo incontrato questo simpatico laghetto pieno di papere, cigni e altri anatidi che però erano, evidentemente, o molto affamati o molto arrabbiati: uno di loro ha persino provato ripetutamente a mordermi un piede.
Solo il misterioso Uomo delle papere riesce impavidamente ad avvicinarsi loro per sfamarli rimanendo incolume…
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In un parco di Trabzon abbiamo incontrato questo simpatico laghetto pieno di papere, cigni e altri anatidi che però erano, evidentemente, o molto affamati o molto arrabbiati: uno di loro ha persino provato ripetutamente a mordermi un piede.

Solo il misterioso Uomo delle papere riesce impavidamente ad avvicinarsi loro per sfamarli rimanendo incolume…

    • #2012.10.08
    • #trabzon
    • #papere
    • #cigni
  • 1 month ago
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La vista (col Mar Nero sullo sfondo) dall’appartamento di Çağatay.
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La vista (col Mar Nero sullo sfondo) dall’appartamento di Çağatay.

    • #2012.10.08
    • #turchia
    • #mar nero
    • #trabzon
  • 1 month ago
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Il “crazy bus” di Çağatay (nella prima foto, con un suo amico), al cui interno - come dimostra Emée nella seconda foto - si stava decisamente comodi: la prima sera, al termine del picnic notturno nel parco, ci siamo entrati in 11 più sedie, narghilè, strumenti musicali e quant’altro…
Altro particolare degno di nota: Çağatay l’aveva acquistato da poco sebbene non abbia la patente, e nonostante ciò lo guidava in tutta tranquillità… salvo cedere il volante a una sua amica - per inciso ben meno competente - una volta avvistati dei poliziotti.
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Il “crazy bus” di Çağatay (nella prima foto, con un suo amico), al cui interno - come dimostra Emée nella seconda foto - si stava decisamente comodi: la prima sera, al termine del picnic notturno nel parco, ci siamo entrati in 11 più sedie, narghilè, strumenti musicali e quant’altro…
Altro particolare degno di nota: Çağatay l’aveva acquistato da poco sebbene non abbia la patente, e nonostante ciò lo guidava in tutta tranquillità… salvo cedere il volante a una sua amica - per inciso ben meno competente - una volta avvistati dei poliziotti.
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Il “crazy bus” di Çağatay (nella prima foto, con un suo amico), al cui interno - come dimostra Emée nella seconda foto - si stava decisamente comodi: la prima sera, al termine del picnic notturno nel parco, ci siamo entrati in 11 più sedie, narghilè, strumenti musicali e quant’altro…

Altro particolare degno di nota: Çağatay l’aveva acquistato da poco sebbene non abbia la patente, e nonostante ciò lo guidava in tutta tranquillità… salvo cedere il volante a una sua amica - per inciso ben meno competente - una volta avvistati dei poliziotti.

    • #2012.10.07
    • #furgone
    • #emee
  • 1 month ago
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Brett Randell

Il sito ufficiale di Brett [cfr. qui], che di mestiere fa il musicista e quindi lo usa perlopiù per la sezione Music… ma al contempo ci si può trovare anche un resoconto delle sue esperienze di WWOOFeraggio in Toscana e Emilia (infatti, scoperta la mia nazionalità, mi ha salutato in un ottimo italiano), a cui ha fatto seguire alcuni mesi a girovagare per i Balcani e poi in Turchia, dove la sua strada si è incrociata - e unita per un po’ - con quella di Jo, Emée e il sottoscritto.

Source: brettrandell.com

    • #brett
  • 1 month ago
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Çağatay, il CouchSurfer che ci ha ospitato a Trabzon. [edit: a distanza di alcuni mesi, mi ha ricontattato per comunicarmi che ha deciso di divenire vegan… yay! :)]
Questa foto, rubata dal blog di Emée, è stata scattata durante il picnic notturno improvvisato in un parco pubblico in compagnia anche dei suoi amici. Per quanto riguarda il cibo, in mancanza di altre pietanze vegan, mi sono dovuto “accontentare” di peperoni, melanzane e cipolle arrositi direttamente sul fuoco.
Invece i divertimenti li ho condivisi con tutti gli altri; sono consistiti dapprima in una jam session tra la chitarra di Brett e la tromba di Emée, poi in un interessante esperimento che è riuscito a farmi superare anche il mio militante antitabagismo: incuriosito dalla mistura al sapore di mela e menta, ho provato (e apprezzato) un paio di tiri dal narghilè comunitario…
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Çağatay, il CouchSurfer che ci ha ospitato a Trabzon. [edit: a distanza di alcuni mesi, mi ha ricontattato per comunicarmi che ha deciso di divenire vegan… yay! :)]

Questa foto, rubata dal blog di Emée, è stata scattata durante il picnic notturno improvvisato in un parco pubblico in compagnia anche dei suoi amici. Per quanto riguarda il cibo, in mancanza di altre pietanze vegan, mi sono dovuto “accontentare” di peperoni, melanzane e cipolle arrositi direttamente sul fuoco.

Invece i divertimenti li ho condivisi con tutti gli altri; sono consistiti dapprima in una jam session tra la chitarra di Brett e la tromba di Emée, poi in un interessante esperimento che è riuscito a farmi superare anche il mio militante antitabagismo: incuriosito dalla mistura al sapore di mela e menta, ho provato (e apprezzato) un paio di tiri dal narghilè comunitario…

    • #2012.10.07
    • #couchsurfing
    • #narghilè
    • #vegan
  • 1 month ago
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7 ottobre 2012: l’arrivo a Trabzon

Dopo esserci separati dai tre con cui siamo arrivati a Trabzon, ci mettiamo in contatto col CouchSurfer che ci ospiterà in questa città, il simpaticissimo Çağatay; in attesa del suo arrivo, Jo decide di usufruire del bagno dell’hotel dall’altra parte della strada… pochi minuti dopo, Emée e io la vediamo tornare evidentemente scombussolata, e concitatamente ci racconta:

Il portiere dell’albergo non voleva staccarsi, mi ha accompagnato fino al bagno e quando gli ho detto che avrei anche potuto continuare da sola ha provato a baciarmi!

Non bisogna stupirsi più di tanto, purtroppo è solo l’inevitabile frutto della combinazione tra due condizioni serpeggianti in Turchia: la repressione sessuale, dovuta a motivi culturali e religiosi, e la convinzione che per le donne occidentali un comportamento del genere sia normale e accettabile… idea senza dubbio fomentata da certa produzione “culturale” di massa che è quasi sempre l’unico contatto di questo popolo col nostro mondo.

Alla luce di questo piccolo incidente, può essere comprensibile la nostra diffidenza quando vediamo avvicinarsi quelli che riteniamo “two random Turkish guys” che, pensiamo, vorranno approcciare le mie compagne di viaggio… presto si svela l’equivoco, però, quando uno dei due ci saluta in un’inglese dall’evidentissimo accento yankee: si tratta di Brett, newyorkese ma dal DNA di evidente origine mediterranea, un altro CouchSurfer ospite anch’egli di Çağatay, insieme al quale è arrivato (almeno uno dei due è, quantomeno, effettivamente turco!).

    • #2012.10.07
    • #trabzon
    • #brett
  • 1 month ago
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Cengiz ci mostra il calco dentale di Erdal (seduto accanto a noi sul sedile posteriore) mentre Hussein guida.
Questa foto dovrebbe dare una vaga idea di com’è stato l’ultimo passaggio di questo vegabondaggio, iniziato con l’insistenza dei tre per caricarci nonostante avessero solo due posti liberi (ma questo non è mai stato un’ostacolo in Turchia) e continuato all’insegna di continue offerte di rakı… infatti i tre erano sotto l’effetto dell’alcol in misura variabile, per coincidenza secondo la stessa disposizione di quest’altra occasione: il guidatore fortunatamente del tutto lucido, il passeggero davanti mediamente brillo, e quello al mio fianco completamente andato.
L’ubriachezza di Erdal, comunque, non è stata poi così molesta, manifestandosi perlopiù sotto forma di baci (sdentati, dato che stavano appunto portandolo a rifare la dentiera) al sottoscritto, dapprima sulla guancia, poi in fronte e infine sulla pelata. Il termine di ciascuno di questi trittici veniva quindi sottolineato con un accostamento ripetuto degli indici, che sarebbe stato fraintendibile se Jo non avesse tradotto le parole che accompagnavano il gesto: «Fratelli, io e te siamo fratelli».
Durante il tragitto abbiamo fatto una pausa in una piazzola dotata di fontanella e bagni; qui, mentre Cengiz era al telefono per cercare di non far scoprire al suo capo e a sua moglie dove si trovava, Emée avrebbe voluto approfittare per cercare un passaggio più tranquillo, ma la sfavorevole conformazione della strada in tal punto e il buio ormai sopravvenuto l’hanno convinta a desistere da tale proposito, accontentandosi invece di chiedere a Hussein di rallentare. Poco prima di arrivare a destinazione, i tre hanno deciso di fare un’altra, più lunga, sosta per mangiare in una lokanta (ristorante), dove Jo e io siamo riusciti a sottrarci alla quasi-imposizione di assaggiare delle polpette di carne solo adducendo dei presunti motivi religiosi, nell’impossibilità di spiegare quelli, ben più validi, reali. (Credo sia in questa occasione che Emée abbia mangiato carne per l’ultima volta…)
Da segnalare, infine, la totale impassibilità di Hussein: nonostante sull’auto accadesse di tutto, lui continuava imperterrito a guidare, senza scomporsi minimamente nemmeno mentre Cengiz ripetutamente gli accarezzava le orecchie spiegandoci che la cosa avrebbe dovuto eccitare sessualmente il suo amico. Purtroppo la nostra stima per il guidatore è venuta meno quando, arrivati a destinazione, ci ha chiesto con nonchalance di pagare per il passaggio…
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Cengiz ci mostra il calco dentale di Erdal (seduto accanto a noi sul sedile posteriore) mentre Hussein guida.

Questa foto dovrebbe dare una vaga idea di com’è stato l’ultimo passaggio di questo vegabondaggio, iniziato con l’insistenza dei tre per caricarci nonostante avessero solo due posti liberi (ma questo non è mai stato un’ostacolo in Turchia) e continuato all’insegna di continue offerte di rakı… infatti i tre erano sotto l’effetto dell’alcol in misura variabile, per coincidenza secondo la stessa disposizione di quest’altra occasione: il guidatore fortunatamente del tutto lucido, il passeggero davanti mediamente brillo, e quello al mio fianco completamente andato.

L’ubriachezza di Erdal, comunque, non è stata poi così molesta, manifestandosi perlopiù sotto forma di baci (sdentati, dato che stavano appunto portandolo a rifare la dentiera) al sottoscritto, dapprima sulla guancia, poi in fronte e infine sulla pelata. Il termine di ciascuno di questi trittici veniva quindi sottolineato con un accostamento ripetuto degli indici, che sarebbe stato fraintendibile se Jo non avesse tradotto le parole che accompagnavano il gesto: «Fratelli, io e te siamo fratelli».

Durante il tragitto abbiamo fatto una pausa in una piazzola dotata di fontanella e bagni; qui, mentre Cengiz era al telefono per cercare di non far scoprire al suo capo e a sua moglie dove si trovava, Emée avrebbe voluto approfittare per cercare un passaggio più tranquillo, ma la sfavorevole conformazione della strada in tal punto e il buio ormai sopravvenuto l’hanno convinta a desistere da tale proposito, accontentandosi invece di chiedere a Hussein di rallentare. Poco prima di arrivare a destinazione, i tre hanno deciso di fare un’altra, più lunga, sosta per mangiare in una lokanta (ristorante), dove Jo e io siamo riusciti a sottrarci alla quasi-imposizione di assaggiare delle polpette di carne solo adducendo dei presunti motivi religiosi, nell’impossibilità di spiegare quelli, ben più validi, reali. (Credo sia in questa occasione che Emée abbia mangiato carne per l’ultima volta…)

Da segnalare, infine, la totale impassibilità di Hussein: nonostante sull’auto accadesse di tutto, lui continuava imperterrito a guidare, senza scomporsi minimamente nemmeno mentre Cengiz ripetutamente gli accarezzava le orecchie spiegandoci che la cosa avrebbe dovuto eccitare sessualmente il suo amico. Purtroppo la nostra stima per il guidatore è venuta meno quando, arrivati a destinazione, ci ha chiesto con nonchalance di pagare per il passaggio…

    • #turchia
    • #coincidenze
    • #2012.10.07
  • 1 month ago
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Un’anziana signora (con svariati sacchi di granaglie al seguito) ci ha fatto concorrenza durante questo vegabondaggio… ovviamente abbiamo aspettato che trovasse un passaggio prima di iniziare a far l’autostop.
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Un’anziana signora (con svariati sacchi di granaglie al seguito) ci ha fatto concorrenza durante questo vegabondaggio… ovviamente abbiamo aspettato che trovasse un passaggio prima di iniziare a far l’autostop.
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Un’anziana signora (con svariati sacchi di granaglie al seguito) ci ha fatto concorrenza durante questo vegabondaggio… ovviamente abbiamo aspettato che trovasse un passaggio prima di iniziare a far l’autostop.

    • #2012.10.07
    • #autostop
  • 1 month ago
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Uno dei gatti a cui abbiamo offerto del pane durante una delle soste di questo vegabondaggio.
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Uno dei gatti a cui abbiamo offerto del pane durante una delle soste di questo vegabondaggio.
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Uno dei gatti a cui abbiamo offerto del pane durante una delle soste di questo vegabondaggio.

    • #2012.10.07
    • #gatti
  • 1 month ago
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Durante questo vegabondaggio, Erul ci ha comunicato che stavamo percorrendo «la strada più pericolosa della Turchia». Infatti, come confermano i numerosi graffiti che abbiamo potuto avvistare (tra cui spiccava «Benvenuti in Vietnam»), quella zona è il principale teatro della lotta tra l’esercito turco e fronti rivoluzionari come il TKP, Partito Comunista Turco, e la DHF, Federazione dei Diritti Democratici.
Nessun riferimento esplicito al PKK, il Partito dei Lavoratori Curdi, ma sapevamo benissimo che quest’area è la loro roccaforte; numerosi partigiani e “freedom fighters” si nascondono tra queste montagne per sfuggire alla repressione militare, di cui abbiamo potuto notare vari esempi, sotto forma di carri armati e altri veicoli carichi di artiglieria. (Per prudenza, probabilmente nemmeno eccessiva, abbiamo evitato di scattare foto su quel tragitto…)
Ci siamo resi conto dell’uscita dalla “zona calda” quando abbiamo avvistato [nelle foto] un’enorme scritta di tutt’altro tenore: «Her şey vatan için», “Tutto per la patria”, sotto la stella e la mezzaluna simbolo della Repubblica turca: un piccolissimo esempio della propaganda di Stato che permea pressoché l’intera nazione, dalle scuole elementari in poi…
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Durante questo vegabondaggio, Erul ci ha comunicato che stavamo percorrendo «la strada più pericolosa della Turchia». Infatti, come confermano i numerosi graffiti che abbiamo potuto avvistare (tra cui spiccava «Benvenuti in Vietnam»), quella zona è il principale teatro della lotta tra l’esercito turco e fronti rivoluzionari come il TKP, Partito Comunista Turco, e la DHF, Federazione dei Diritti Democratici.
Nessun riferimento esplicito al PKK, il Partito dei Lavoratori Curdi, ma sapevamo benissimo che quest’area è la loro roccaforte; numerosi partigiani e “freedom fighters” si nascondono tra queste montagne per sfuggire alla repressione militare, di cui abbiamo potuto notare vari esempi, sotto forma di carri armati e altri veicoli carichi di artiglieria. (Per prudenza, probabilmente nemmeno eccessiva, abbiamo evitato di scattare foto su quel tragitto…)
Ci siamo resi conto dell’uscita dalla “zona calda” quando abbiamo avvistato [nelle foto] un’enorme scritta di tutt’altro tenore: «Her şey vatan için», “Tutto per la patria”, sotto la stella e la mezzaluna simbolo della Repubblica turca: un piccolissimo esempio della propaganda di Stato che permea pressoché l’intera nazione, dalle scuole elementari in poi…
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Durante questo vegabondaggio, Erul ci ha comunicato che stavamo percorrendo «la strada più pericolosa della Turchia». Infatti, come confermano i numerosi graffiti che abbiamo potuto avvistare (tra cui spiccava «Benvenuti in Vietnam»), quella zona è il principale teatro della lotta tra l’esercito turco e fronti rivoluzionari come il TKP, Partito Comunista Turco, e la DHF, Federazione dei Diritti Democratici.

Nessun riferimento esplicito al PKK, il Partito dei Lavoratori Curdi, ma sapevamo benissimo che quest’area è la loro roccaforte; numerosi partigiani e “freedom fighters” si nascondono tra queste montagne per sfuggire alla repressione militare, di cui abbiamo potuto notare vari esempi, sotto forma di carri armati e altri veicoli carichi di artiglieria. (Per prudenza, probabilmente nemmeno eccessiva, abbiamo evitato di scattare foto su quel tragitto…)

Ci siamo resi conto dell’uscita dalla “zona calda” quando abbiamo avvistato [nelle foto] un’enorme scritta di tutt’altro tenore: «Her şey vatan için», “Tutto per la patria”, sotto la stella e la mezzaluna simbolo della Repubblica turca: un piccolissimo esempio della propaganda di Stato che permea pressoché l’intera nazione, dalle scuole elementari in poi…

    • #2012.10.07
    • #turchia
    • #human liberation
  • 1 month ago
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Un paio di scatti realizzati durante questo vegabondaggio.
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Un paio di scatti realizzati durante questo vegabondaggio.
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Un paio di scatti realizzati durante questo vegabondaggio.

    • #2012.10.07
    • #turchia
    • #jo
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  • 1 month ago
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7 ottobre 2012: da Tunceli/Dersim a Trabzon, circa 360 km.
Dopo il primo passaggio da parte di Veli e Çaner (v. post precedente), io, Jo ed Emée abbiamo rapidamente lasciato Tunceli/Dersim [punto A] grazie al breve passaggio di un minibus guidato da un uomo e con cinque passeggere di varie età… dal loro affiatamento ci siamo presto resi conto che non si tratta di un dolmuş ma di un mezzo privato, e la cosa viene confermata arrivati a destinazione, quando ci hanno invitato a casa loro.
Essendo appena partiti, abbiamo declinato cortesemente per piazzarci di fronte a un chiosco/bar/ristorante, dove dopo un po’ d’attesa abbiamo rimediato il passaggio successivo, ben più lungo [fino a Erzincan - punto B], da parte di un camionista di nome Erul. Delle peculiarità di tale passaggio - oltre a un paio di soste, tra cui una pausa-pranzo (per noi solo çay) e una per caricare del legno e farci regalare dell’uva :) - parlerò meglio in uno dei prossimi post.
Dopo un’ora di porro, con la colonna sonora assicurata dalla tromba di Emée, non appena quest’ultima ha deciso di “mettersi d’impegno” e “chiedere all’Universo” di farci trovare un passaggio, si è spezzato l’incantesimo e si è fermata un’auto con due persone a bordo; per qualche motivo, anziché caricarci direttamente, il guidatore ha fermato il pickup del loro amico Kadirhan, per poi sostituirlo alla guida durante una sosta poco dopo.
Anche il passaggio successivo - datoci da Cengiz, Erdal e Hussein - merita di essere raccontato in un post a parte; intanto dirò solo che con loro siamo arrivati fino alla nostra destinazione sulla costa del Mar Nero: Trabzon [punto C], in italiano meglio nota col proverbiale nome di Tresibonda.
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7 ottobre 2012: da Tunceli/Dersim a Trabzon, circa 360 km.

Dopo il primo passaggio da parte di Veli e Çaner (v. post precedente), io, Jo ed Emée abbiamo rapidamente lasciato Tunceli/Dersim [punto A] grazie al breve passaggio di un minibus guidato da un uomo e con cinque passeggere di varie età… dal loro affiatamento ci siamo presto resi conto che non si tratta di un dolmuş ma di un mezzo privato, e la cosa viene confermata arrivati a destinazione, quando ci hanno invitato a casa loro.

Essendo appena partiti, abbiamo declinato cortesemente per piazzarci di fronte a un chiosco/bar/ristorante, dove dopo un po’ d’attesa abbiamo rimediato il passaggio successivo, ben più lungo [fino a Erzincan - punto B], da parte di un camionista di nome Erul. Delle peculiarità di tale passaggio - oltre a un paio di soste, tra cui una pausa-pranzo (per noi solo çay) e una per caricare del legno e farci regalare dell’uva :) - parlerò meglio in uno dei prossimi post.

Dopo un’ora di porro, con la colonna sonora assicurata dalla tromba di Emée, non appena quest’ultima ha deciso di “mettersi d’impegno” e “chiedere all’Universo” di farci trovare un passaggio, si è spezzato l’incantesimo e si è fermata un’auto con due persone a bordo; per qualche motivo, anziché caricarci direttamente, il guidatore ha fermato il pickup del loro amico Kadirhan, per poi sostituirlo alla guida durante una sosta poco dopo.

Anche il passaggio successivo - datoci da Cengiz, Erdal e Hussein - merita di essere raccontato in un post a parte; intanto dirò solo che con loro siamo arrivati fino alla nostra destinazione sulla costa del Mar Nero: Trabzon [punto C], in italiano meglio nota col proverbiale nome di Tresibonda.

Source: binged.it

    • #2012.10.07
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    • #mar nero
  • 1 month ago
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Mentre Veli (v. post precedenti) ci accompagnava - risparmiandoci una mezz’ora di camminata con gli zaini in spalla - fin sulla strada principale, suo nipote Çaner ci ha mostrato un’antica spada da lui ritrovata da quelle parti.
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Mentre Veli (v. post precedenti) ci accompagnava - risparmiandoci una mezz’ora di camminata con gli zaini in spalla - fin sulla strada principale, suo nipote Çaner ci ha mostrato un’antica spada da lui ritrovata da quelle parti.

    • #2012.10.07
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